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Tapas, l'ardore nella pratica dello Yoga

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L'ardore sul tappetino

Il termine sanscrito tapas esprime un concetto cardine della tradizione indiana, fa parte dei Niyama della filosofia Yoga, dove rappresenta l’ardore del praticante, il fuoco interiore che purifica il corpo e la mente. Anticamente questo principio era associato a pratiche ascetiche spesso impegnative e rigorose, oggi possiamo introdurlo nella nostra routine yogica, smussandone l’eccessiva asperità e adattandolo al mondo contemporaneo. Le pratiche incentrate su tale principio hanno un alto potere trasformativo, che aiuta a progredire sia sul tappetino che fuori.

Nella vita moderna, piena di stimoli, carattterizzata dalla voracità dei beni di consumo e dalla ricerca di gratificazioni facili ed immediate, tapas è lo sforzo focalizzato che permette di superare l’inerzia, è la disciplina che insegna il sacrificio fisico e mentale, quello consapevole e finalizzato, necessario a perseguire scopi più alti e a favorire la realizzazione interiore. Attraverso asana, pranayama e meditazione questo principio aiuta a superare con tenacia le sfide di tutti i giorni.
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Tapas attraverso asana, mudra e bandha

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Coltivare tapas  sul tappetino è sinonimo di impegno e ardore, vuol dire sviluppare resistenza e determinazione, pertanto è fondamentale avere costanza, imparare a mettere da parte le distrazioni, magari seguendo un calendario Yoga regolare e ben pianificato. Prima di iniziare la pratica su tapas esprimi un sankalpa, sarà la scintilla che porterà intenzionalità e presenza in ogni movimento, ad ogni respiro, e renderà la pratica un esercizio di autodisciplina e consapevolezza. Poi procedi con una respirazione adatta a tapas, sarà come soffiare sulla brace, i livelli di energia saliranno e ti sentirai pronto per affrontare il resto della pratica con più carica.

In generale sarebbe bene privilegiare un riscaldamento molto dinamico e vigoroso che, come un fuoco vivace, alimenterà il fuoco della pratica. Il cuore della sessione sarà costituito da sequenze lente ma impegnative, dove il mantenimento prolungato e consapevole delle posizioni manterrà viva e stabile la fiamma. L’esercizio non deve essere ostinato e ottuso, bensì intenso e calibrato, protratto ma non sfiancante. Le sequenze più appropriate sono quelle che stimolano il potenziamento e la capacità di affrontare la fatica, ma che evitano di nutrire un ego ipertrofico che vuole arrivare in fretta e a tutti i costi al risultato. 
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In genere sono da privilegiare tutte le posizioni che allenano la volontà, la forza e la resistenza, come Virabhadrasana e relative varianti, Chaturanga Dandasana e Ardha Sirsasana, che  sviluppano tolleranza allo sforzo, favorendo la stabilità, la crescita e l'autoaffermazione. Un'altra possibilità è lavorare su posture avanzate, come Sirsasana, Urdhva Dhanurasana, Hanumanasana o Pincha Mayurasana, ciò non significa necessariamente raggiungerle, bensì porsi dei piccoli traguardi in base al proprio livello o allo stato fisico e mentale che abbiamo in quel momento. Ricordati che per ottenere risultati occorre calibrare l'obbiettivo e dosare le energie: la pratica di tapas è fatta di tempo, piccoli progressi e perseveranza, ma anche anche di battute d’arresto e di insuccessi, ed è in questi momenti che la fiamma interiore ci nutre, è qui che dobbiamo trovare la forza per continuare e in alcuni casi una meta alternativa.
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La collocazione simbolica di tapas è tradizionalmente associata a Manipura Chakra e ad Agni, il fuoco che purifica e trasforma, siti nella zona tra lo stomaco e l’ombelico. Pertanto sono utili tutti gli gli esercizi che fanno lavorare il core, in particolare quelli che vanno a stimolare la zona addominale, come Navasana e le sue declinazioni attive, e ancora Phalakasana, Vasisthasana, Dandasana, Kakasana, Bakasana, e le varianti di queste posizioni, che aiutano ad accendere fuoco interiore e ad attivare i processi di trasformazione, generando forza e calore, mentre pose di torsione, come Parivrtta Parsvakonasana e Parivrtta Trikonasana, strizzano delicatamente gli organi interni aiutando liberare dalle scorie il corpo e la mente.
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Hanno un ruolo di spicco Uddiyana Bandha, la chiusura a livello del diaframma, e Maha Mudra, che attiva tutti e tre i Bandha contemporaneamente, entrambi agiscono migliorando il controllo muscolare e la circolazione del prana, l’energia vitale. Pratiche eccellenti per tapas sono Agnisara Kriya, che implica l'attivazione dei tre Bandha e il risucchio ritmico dei muscoli addominali, e Nauli, il movimento rotatorio dei muscoli addominali, associato alle tre chiusure. Tutte queste pratiche producono in diversa misura una sensazione di energia e calore, alimentando il fuoco interiore. A livello più sottile, puoi eseguire l'Agni Mudra per potenziare la pratica. Questo gesto brucia simbolicamente impurità e negatività e viene usato per ottenere chiarezza mentale, fiducia e risolutezza.

È il momento di abbassare l'ardore con una sequenza a terra lenta e profonda, inserendo posizioni che aiutano depurare e a instaurare uno stato introspettivo, come Janu Sirsasana e Paripurna Matsyendrasana, e controposizioni che distendano delicatamente l’area addominale, ad esempio Purvottanasana e Bhujangasana. Ravviva un'ultima volta la scintilla al centro del tuo corpo stringendoti più che puoi in Pavanamuktasana e termina in Savasana, in cui il fuoco si assopisce per lasciare spazio alla trasformzione, alla purezza e all’assorbimento delle qualità tapasiche, che trovano terreno fertile nel rilassamento profondo. Il corpo diviene uno strumento per la sublimazione dell’energia vitale, per il miglioramento di sé e l’esplorazione dei propri limiti, dando linfa alla la realizzazione personale e spirituale.
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Pranayama tapasici

La respirazione nello Yoga è un’importante strumento per la regolazione del prana e per il controllo del corpo e della mente. Sebbene la maggior parte dei pranayama siano stati concepiti con lo scopo di calmare o equilibrare l’organismo, ne esistono alcuni che, al contrario, servono ad aumentare la reattività e stimolare il potenziale energetico, proprio questi ultimi sono quelli più adatti per incrementare tapas, aiutando a sviluppare il fuoco interno.

Tra le respirazioni più rappresentative di tapas vi è senza dubbio Kapalabhati, chiamato in alcune tradizioni Yoga anche Respiro di Fuoco, è un pranayama di purificazione che prevede una serie espirazioni forzate e veloci attraverso il naso, alternate ad inspirazioni passive, non forzate, eseguite come semplice atto di di rilascio. Il movimento rapido e costante del diaframma attiva i muscoli addominali, producendo calore interno. È, dunque, una pratica energizzante che rinforza il diaframma, stimola il sistema linfatico e la digestione, mentre aiuta ad espellere le scorie.

Se si vuole una respirazione ancora più potente si può ricorrere a Bhastrika, più vigorosa e simmetrica della precedente, in cui sia le inspirazioni che le espirazioni sono forzate e si susseguono rapidamente. Questa tecnica richiede molta concentrazione e coordinazione, con il suo ritmo intenso rinforza i muscoli addominali e aiuta a sviluppare autocontrollo e disciplina. Proprio come un mantice alimenta il nostro fuoco interno, generando calore, in questo modo stimola l’attività digestiva, la circolazione del prana e dona un’incredibile dose di energia, pertanto è ideale prima di una pratica esigente o per attivare al massimo la mente.
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Meditazioni per tapas

La meditazione permette di elaborare in profondità il concetto di tapas, infatti, anche se prima vista può sembrare incongruente, restare fermi in silenzio, immuni da distrazioni e richiami, è un vero e proprio atto di autodisciplina. La meditazione su tapas non è rilassamento, ma un esercizio di presenza che dona forza, stabilità e aiuta a contenere l’ardore in eccesso. Meditare accende il fuoco della consapevolezza, donando luce e calore anche quando regna il buio. ​Nella tradizione yogica, in particolare quella di derivazione tantrica, si utilizza simbolicamente il fuoco per rituali e pratiche meditative. ​

Un perfetto esercizio di meditazione perfetto per tapas è Trāṭaka, che prevede di fermare lo sguardo su un punto, costituito nella sua variante più famosa dalla luce di una candela. Questa tecnica è indicata per allenare la concentrazione, la forza di volontà e la resistenza, l’atto stesso di fissare qualcosa senza sbattere le palpebre richiede una buona dose di fermezza e disciplina. Quando viene eseguita ponendo l'attenzione su una fiamma, ne aumentiamo il potenziale legato a tapas, migliorando la capacità di assorbire le qualità di questo principio.

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Eccellente è Agni Dhyāna, una meditazione che consiste nel visualizzare tra l’ombelico e lo sterno una fiammella, simbolo del fuoco della coscienza che trasforma l’ignoranza in consapevolezza, una forma viva di energia sottile che purifica la mente e accresce la forza interiore. Allo stesso modo è utile meditare su Manipura Chakra: in questa meditazione si immagina una sfera di luce calda e dorata situata nella zona del plesso solare mentre si ripete il Bīja Mantra “RAM”. Tale esercizio è perfetto per ritrovare coraggio, fiducia in se stessi e sperimentare un piacevole senso di espansione.

Recitare un mantra può essere un buon canale per coltivare tapas. La ripetizione consapevole e ritmica dei mantra è, infatti, una forma di disciplina che richiede concentrazione, perseveranza e che genera un ardore contenuto, fatto di pazienza e raccoglimento. La parola contiene una vibrazione sottile che purifica la mente e tiene viva la scintilla del fuoco ascetico. Anche cantare un Kirtan è una forma di meditazione che esprime tutto l’ardore devozionale del praticante. A differenza delle pratiche acetiche, in genere silenziose e solitarie, questa è un’azione collettiva e gioiosa, ma non per questo meno potente. I Kirtan possono durare per ore o giorni, generando uno stato di estasi, dove l’amore verso il divino, espresso dall’intensità del canto, è fuoco che purifica e trasforma.
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Come fare un terrario, creare un ecosistema in miniatura

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Cos’è un terrario

Un terrario o terrarium è costituito da una o più piante radicate in un substrato terroso e racchiuse in un contenitore trasparente, semiaperto o chiuso, che ricrea al suo interno un ecosistema in miniatura, in cui l’acqua e i nutrienti vengono continuamente riciclati, mantenendo condizioni favorevoli alla vita delle piante. Un terrario ben progettato e posizionato correttamente è quasi del tutto autonomo, necessita solo di poche cure e di alcune piccole accortezze.
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Terrarium, una scoperta inattesa

Il terrarium è un’invenzione relativamente recente, scoperto per caso nel XIX secolo dal medico e botanico inglese Nathaniel Bagshaw Ward, quando tra i nobili europei divenne di moda possedere piante esotiche nei propri giardini. Il problema alla base era il trasporto delle piante che, allocate nelle navi, subivano condizioni ambientali avverse, come salsedine ed errata esposizione, così raramente riuscivano ad arrivare vive a destinazione. Ward, che era appassionato di felci ed insetti, provò nel 1829 a riporre una crisalide nel terreno umido all’interno di un contenitore di vetro chiuso, il baco non sopravvisse ma alcune felci germinarono al suo interno. Da lì capì che nel contenitore si era formato un micro ecosistema e che si poteva replicare in varie misure per conservare e far sopravvivere le piante, inventando di fatto il primo terrario. Il metodo divenne presto popolare e iniziò ad essere utilizzato sia a scopo decorativo, sia per il trasporto delle piante, appassionando botanici, amatori e artisti in tutto il mondo.

Le piante ideali per il terrario

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La selezione delle piante rappresenta il cuore del progetto, generalmente per terrari chiusi le specie ideali sono quelle che prosperano in ambienti umidi e con luce filtrata, come le piante tropicali.  Le fittonie sono le regine indiscusse dei terrari, facili da gestire, offrono variegatura alla composizione, grazie allo splendido contrasto cromatico e alle venature colorate sulle foglie. Anche le begonie, come la amphioxus e la maculata, donano brio con le tipiche punteggiature e strie, necessitano, però, di molta luce e di non esser sovrastate dalle altre piante all'interno del terrario. 

​Le felci, come la Nephrolepis exaltata e l'Adiantum capillus-veneris, oltre ad essere molto eleganti, hanno il potere di purificare l’aria all’interno del grow box. Il muschio è una presenza immancabile in ogni terrario, è utile a regolare l’umidità, creando una base soffice e vitale, tra più adatti il Leucobryum glaucum e lo Sphagnum. Le tillandsie, invece, sono utili ad assorbire l’umidità in eccesso, in più possono essere persino appese, regalando un'estetica più dinamica e giocosa.
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Pilee e Peperomie sono da preferire negli ambienti poco luminosi o per gli angoli più bui del terrario, varietà adatte ai terrari sono la Pilea Glauca e la Peperomia Caperata. Per dare un tocco floreale le piccole orchidee sono l’ideale, perfette per aggiungere grazia e bellezza all’interno della composizione. Vanno escluse tutte quelle specie botaniche caratterizzate da grandi stature, crescita troppo espansiva e da un portamento eccessivamente disordinato.
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Le piante che prediligono i terrari aperti, sono quelle che in natura vivono in zone aride e non tollerano l'umidità in eccesso né le basse temperature. Le succulente e i cactus rappresentano bene questa categoria, infatti, al contrario delle precedenti, richiedono un ambiente secco, luce intensa e un clima caldo, per questo di norma non possono essere combinante con le tropicali. Specie come Mammillaria Elongata, Haworthia Attenuata, Echeveria Elegans o Lithops sono perfette per ricreare affascinati scenari dalle atmosfere desertiche e pietrose.

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​Cosa serve per creare un terrario

Innanzitutto occorre selezionare le piante, scegliere un contenitore trasparente, poi i materiali, tenendo a mente che non tutti sono adatti alle specie botaniche che andremo a inserire nel nostro grow box, e, infine, procurarsi degli strumenti da giardinaggio per lavorare agevolmente al nostro piccolo progetto verde, meglio se concepiti appositamente per i terrari.
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Strumenti

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  • contenitore in vetro con eventuale tappo
  • forbici, meglio se ad asta
  • palettina a manico lungo/telescopica
  • imbuto a gambo lungo (facoltativo)
  • foraterra sottile o una bacchetta da ristorante cinese
  • pinza lunga (vanno bene anche quelle per l’insalata o il barbeque)
  • compattatore o uno spiedino con un tappo di sughero infilzato all’estremità
  • pennello morbido
  • spruzzino

Materiali

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  • piantine
  • argilla espansa o lapillo lavico o ciottoli di fiume
  • carbone attivo vegetale in piccoli pezzi
  • ​terriccio universale poco ricco in sostanze organiche
  • sabbia o torba, a seconda delle piante da radicare (facoltativo)
  • muschio
  • elementi decorativi, come legni, cortecce, pietre e ciottoli
  • acqua pura non clorata

Come fare un terrario

Adesso che hai tutti i materiali puoi procedere con la realizzazione del terrario, qui troverai la procedura per farne uno di piccole o di medie dimensioni, con un'ampiezza stimata tra i 15 e 30 cm e un'altezza minima di 15 cm. Prepara la tua area di lavoro e segui scrupolosamente questi passaggi, è importante  stratificare correttamente gli elementi per creare il tuo ecosistema in miniatura e farlo durare nel tempo.
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Guida passo per passo
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​​1. ​Pulisci accuratamente il contenitore in vetro per rimuovere ogni residuo e contaminazione
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2. Crea un primo strato di drenaggio inserendo sul fondo del terrario 3-4 cm di argilla espansa o materiale complementare
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3. Spargi un sottile strato di carbone vegetale attivo per prevenire la formazione di muffe e la proliferazione di batteri
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4. Aggiungi un substrato di circa 4-6 cm di terra, idonea alle piante che hai intenzione di inserire nel terrario
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​​5. Prepara le piante, estraile dai vasi e separa delicatamente gli steli che ti servono, accorcia con le forbici le cime troppo alte ed eventualmente le radici troppo lunghe
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​​​6. Inserisci le piante nel terrario: con il foraterra crea delle piccole buche dove allocherai piante, aiutandoti delicatamente con le pinze
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​​7.  Rifinisci, compattando leggermente la terra, e decora con elementi naturali, come pietre, ghiaia e cortecce, solo alla fine aggiungi i muschi
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​​8. Nebulizza sino a bagnare completamente il terreno, evitando ristagni sul fondo, e lascia aperto il terrario per 24h, poi nebulizza nuovamente
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​​9. Chiudi con il tappo (se previsto) e posiziona il terrario in un luogo idoneo

Suggerimenti utili

Si consiglia di iniziare con un terrario semplice, utilizzando un contenitore di piccole o di medie dimensioni (10 -30 cm), possiamo sbizzarrirci con barattoli di vetro, vasi, brocche, lanterne, evitando quelli con aperture troppo strette, come le ampolle, le bocce e in generale tutti i recipienti a bocca stretta, in modo da poter lavorare più agevolmente al suo interno anche nel caso si abbia poca manualità o non si posseggano strumenti "professionali" per il grow box. Con l'esperienza si potranno gestire terrari più grandi e complessi dalle fogge più disparate.

Per realizzare un terrario è necessario iniziare da una buona pianificazione, il che significa scegliere con cura le piante, non tutte, infatti, si rivelano adatte a stare a lungo in un ambiente ristretto o a convivere con altre specie che hanno esigenze troppo diverse. Sarebbe bene partire allocando le piante più grandi e successivamente inserire le più piccole e delicate, mentre i muschi andrebbero inseriti per ultimi e mai soffocati al di sotto delle decorazioni. Per rifinire usa un pennello morbido per pulire le foglie e le pareti del terrario. Ti potrebbe essere utile un imbuto  a gambo lungo per inserire ghiaie e sabbie nei punti difficili da raggiungere. 
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Il tappo è fondamentale per regolare il microclima del terrario, non dovrebbe essere ermetico, dunque, procedere eliminando eventuali guarnizioni. I tappi in vetro favoriscono il ciclo dell’acqua, mentre quelli in sughero offrono una barriera traspirante, i coperchi in plastica e le pellicole risultano poco attraenti ma nel breve periodo possono essere funzionali. Per terrari più sofisticati esistono chiusure con valvola regolabile, che permettono un controllo maggiore e la coltura di specie più sensibili. Ricordiamo che in alcuni terrari, come quelli che contengono piante grasse, non è prevista chiusura.
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Esposizione e temperature

Il posizionamento del terrario è importantissimo, innanzitutto occorre che abbia una corretta esposizione: la luce diffusa è l'ideale. Possiamo tenere la nostra creazione in una stanza molto luminosa, purché non prenda luce diretta, in quanto rischierebbe di "cuocere" le piante al suo interno o di bruciare le foglie. Pertanto meglio evitare di sistemarlo vicino alle finestre esposte a Sud o ad Ovest, dove potrebbe ricevere troppa luce, mentre di solito è possibile collocarlo su un davanzale orientato a Nord o Est. Ovviamente per le piante succulente la richiesta di luce è decisamente maggiore, teniamolo in conto.
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Parimenti l’autoregolazione del microclima interno gioca un ruolo essenziale per il benessere delle piante: la temperatura interna al terrario deve rimanere il più possibile in un range compreso tra i 15 e i 27°C, con umidità relativa sopra il 50%, per questo occorre evitare il più possibile gli sbalzi termici o posizionamenti vicino a correnti e fonti di calore, come condizionatori o termosifoni. Riponete il vostro terrario in un ambiente stabile e se necessario spostatelo in un luogo idoneo nei periodi dell'anno più critici.
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Cura e manutenzione del terrario

La manutenzione dei terrarium è notoriamente minima, tuttavia, è importante prestare attenzione ad alcuni segnali ed eventualmente agire. L’irrigazione in un terrario ben progettato e correttamente posizionato deve essere sporadica, ogni 3-6 mesi, mentre nel caso di terrari aperti si può eseguire al bisogno, anche con cadenza settimanale nei periodi più caldi, applicando leggere nebulizzazioni.

​È fondamentale utilizzare acqua
pura e non clorata, si può usare anche acqua di sorgente, come quella in bottiglia, a patto che non sia particolarmente calcarea, sebbene sia preferibile utilizzare acqua distillata, osmotica o piovana. L'acqua del rubinetto, invece, è sconsigliata, contenendo calcare e altri minerali, può alterare l’ecosistema, favorire la proliferazione di muffe e batteri e causare antiestetiche macchie bianche su vetri e foglie.
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La condensa non deve destare preoccupazione, è segnale di un microclima attivo, in ogni caso se fosse eccessiva, si può aprire il contenitore per qualche minuto o alcune ore, l’apertura del tappo, se necessaria, va fatta preferibilmente durante le ore meno calde. Nel caso in cui osserviamo la presenza di un ristagno sul fondo del terrario teniamolo aperto finché l’acqua alla base dello strato drenante non sia del tutto evaporata.

Segnali d’allarme sono foglie gialle, marroni, macchiate e/o presenza di muffe che segnalano un eccesso idrico, mentre secchezza nelle punte delle foglie o la totale totale assenza di condensa è sintomo di scarsa umidità e si può considerare di procedere con un’eventuale irrigazione. Può essere opportuno procedere con delle potature periodiche che sfoltiscano il fogliame in eccesso per contenere l’espansione delle piante e favorire l’arieggiamento .
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Terrarium: educazione, benessere e biodiversità

Oggi il terrario ha acquisito una crescente popolarità sia per il suo valore estetico che per i suoi risvolti educativi e terapeutici, ormai lo si trova nelle case, negli uffici, negli orti botanici, ma anche nelle scuole, nei centri di benessere e nelle strutture private per abbellire gli ambienti interni e i portici. La realizzazione di un terrario permette di ricreare ed osservare un mini ecosistema anche in luoghi altamente urbanizzati, generando bellezza, armonia e una salutare connessione con la natura, spesso inesplorata da chi vive nelle città.
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I motivi per cui realizzarne uno sono molteplici, oltre a facilitare la conservazione e il trasporto delle piante, un terrario può offrire protezione per piante rare o minacciate. La scienza suggerisce che rendere più verdi gli ambienti chiusi favorisca una riduzione dei livelli di cortisolo, l’ormone dello stress, a ciò si aggiungono i benefici del lavoro manuale lento e consapevole tipico del giardinaggio (anche se in miniatura), che contribuisce a migliorare la concentrazione e stabilizzare l'umore.
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Ultimo, non per importanza, è l'aspetto formativo: i terrari grazie alla facile realizzazione e manutenzione, si offrono come come attività ideali per grandi e piccini, rappresentando un importante strumento didattico, una speciale lente d'ingrandimento per osservare un piccolo ecosistema da vicino. Questa prospettiva ravvicinata aiuta a comprendere meglio i cicli naturali e i concetti base dell’ecologia, stimolando il senso di responsabilità, l'amore per il verde e la coscienza ambientale.
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Acqua di San Giovanni, che cos’è e come farla

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Acqua di San Giovanni, che cos’è e come farla

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Che cos’è l’acqua di San Giovanni?

L’acqua di San Giovanni è un infuso di fiori e piante, lasciate a macerare per tutta la notte all’aperto, con cui si compie un lavaggio rituale simbolo di purificazione fisica e spirituale. La sua preparazione è semplice ma densa di significato e avviene durante una notte considerata “magica” dalla tradizione popolare, in cui, secondo le credenze, la rugiada assumerebbe poteri curativi e rigeneranti, caricandosi della forza vitale della natura che si trova al suo apice.
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Le origini del rituale ​

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L’acqua di San Giovanni è una tradizione profondamente radicata nelle aree rurali italiane e in alcune zone dell'Europa mediterranea, una pratica plurisecolare, sorta da un’affascinante stratificazione di consuetudini e credenze derivanti dai culti pagani, cristiano e da antiche conoscenze botaniche. Questa tradizione conserva ancora oggi il suo prezioso valore simbolico e gode di un'estesa diffusione. Il rito si perpetua nella notte tra il 23 e il 24 Giugno, in coincidenza della festa di San Giovanni e in prossimità del solstizio d’estate, quando la primavera, straripante di foglie e fiori, cede il passo alla stagione dei frutti e delle messi, l'estate. Questo è un periodo dell’anno particolarmente delicato, dal momento che può essere turbato da improvvisi e violenti temporali e siccità, che rappresentano una pericolosa minaccia per la riuscita dei raccolti.
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​La leggenda pagana narra che durante questa notte l’energia benefica del cosmo e i futuri nascituri scendano sulla terra sotto forma di rugiada, che si tramuta per l'occasione in un potente elisir di fecondità e fortuna per il raccolto e la comunità. Con l’avvento del cristianesimo le antiche pratiche pagane, già cariche di energia e simboli ancestrali, assunsero le sembianze di una sorta di battesimo di passaggio che segnava il sopraggiungere dell’estate: i contadini, come novelli Giovan Battista, compivano lavaggi rituali, volti a purificare il corpo e lo spirito e ad assicurare protezione contro malattie, sfortuna e avversità. L’acqua sacra veniva poi aspersa su porte e finestre per impedire l’ingresso di spiriti maligni, ma anche sui campi per auspicare un prospero raccolto e sui giacigli di neonati e anziani per invocare protezione e longevità.
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Fiori ed erbe: quali piante si raccolgono e perché

Le piante e i fiori che si raccolgono per la preparazione dell’acqua di San Giovanni variano in base alla flora locale e alle usanze del territorio o del gruppo di appartenenza, tuttavia, alcune specie botaniche sono ricorrenti. L’ingrediente più noto è l’iperico, conosciuto anche come "erba di San Giovanni" e associato sin dai tempi precristiani a forze apotropaiche, noto per le preziose proprietà antinfiammatorie, cicatrizzanti e calmanti. Accanto all’iperico, si usano diversi fiori, in particolare la lavanda, rigenerante e rilassante, la rosa, che simboleggia amore e bellezza e rende l’epidermide vellutata, la camomilla, per suo effetto calmante, la malva, che ha proprietà emollienti.
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Non mancano poi le erbe, come la salvia, che detiene un importante valore rituale, usata fin dall’antichità per la purificazione degli ambienti e le cerimonie sacre, il rosmarino, che favorisce la concentrazione ed ha proprietà depuranti e rinforzanti, il basilico, aromatico e rinvigorente, ma anche aglio, timo, sambuco, artemisia e ruta. L’etnobotanica, riconosce queste piante come parte integrante di un sapere popolare antico, ricco di virtù terapeutiche e usi legati alla sfera spirituale.
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Preparare l’Acqua di San Giovanni: un gesto semplice e potente

Oggi il rituale dell’acqua di San Giovanni rappresenta una tregua dal frenetico tran tran quotidiano, un atto di devozione verso la natura e un momento dedicato a se stessi per riportare equilibrio tra corpo, mente e spirito. Questi gesti evocativi e intenzionali vengono accompagnati da un’invocazione o un proposito per l’avvenire, disegnano un ponte tra il visibile e l’invisibile, un  elemento d'unione tra passato, presente e futuro.
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Come si fa l’acqua di San Giovanni

Preparare l’acqua di San Giovanni prevede alcuni semplici gesti che racchiudono compenetrazione e intenzionalità. Procurati un recipiente, preferibilmente di vetro o ceramica, e segui la procedura che trovi qui sotto per fare l’acqua di San Giovanni e il rito del mattino come da tradizione.
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Procedura
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1. Nel tardo pomeriggio o al crepuscolo del 23 giugno raccogli fiori ed erbe aromatiche fresche, preferibilmente di campo e spontanee.

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​2. Immergi il raccolto in una grande ciotola riempita con acqua naturale pura, preferibilmente non clorata.

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​3. Poni il recipiente per tutta la notte all’aperto sotto la luce della luna e delle stelle, affinché possa accogliere la rugiada mattutina

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4. Il mattino del 24 giugno al risveglio lava mani e viso con l’acqua preparata la sera prima ed esprimi un'intenzione benefica

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Come utilizzare l’acqua di San Giovanni

Il rito dell'acqua di San Giovanni abbraccia sia la sfera fisica che quella simbolica, pertanto durante la raccolta, la preparazione e la pratica del risveglio cerca di compiere gesti lenti e consapevoli. Al mattino prima di lavarti con l'acqua di San Giovanni onora la natura e formula un'intenzione di purificazione e rinnovamento, pensando ad un proposito, obbiettivo o progetto per il futuro che sia positivo, fresco e costruttivo, oppure esprimi una preghiera di gratitudine e protezione.

Oltre al lavaggio del viso e delle mani, puoi usare l’acqua per aspergere oggetti, ambienti, piante e persino i bimbi e i tuoi amici a quattro zampe, in segno di fortuna e prosperità. Se non trovi i fiori e le erbe che si usano convenzionalmente, puoi raccoglierne tarassaco, artemisia, gelsomino, basilico, menta ed altri a tuo piacimento, scegliendoli in base alle proprietà terapeutiche e simboliche che preferisci, evitando tutte quelle piante che possano rilasciare sostanze tossiche nell’acqua.
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In passato era consuetudine conservare l’acqua di San Giovanni all’interno di fiale e bottiglie da usare al bisogno nei periodi più difficili, ad esempio durante le malattie, dopo un lutto o una forte delusione, tuttavia, oggi se ne sconsiglia la conservazione, a meno che non sia fatta bollire o non sia distillata. Meglio optare per un macerato fresco, riproponendo il rito anche in altri momenti dell’anno, ogni qual volta si senta il bisogno di un risveglio profumato, propositivo e rigenerante. In ogni caso, se vogliamo custodire simbolicamente l’energia del rito, è possibile conservare i fiori e le erbe usati per l'acqua sacra dopo averli essiccati, riponendoli in sacchetti e scatoline.
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Come agisce

L’acqua di San Giovanni è in grado di regalarci una sferzata di benessere, essa agisce sul corpo e sulla psiche, sfruttando le proprietà aromaterapiche e officinali delle erbe, portando serenità, presenza mentale e una pelle profumata e luminosa. Inoltre, l’aspetto simbolico lavora a livello profondo, offrendo uno spazio di cura del sé, un'occasione per sintonizzarci con la natura e l’energia estiva, positiva e vivificante. Oggi ritornare a questi gesti antichi significa concedersi una pausa che aiuti a riconnettersi con la profondità del presente e a riconoscere la bellezza nelle piccole cose, per nutrire il proprio spazio interiore.
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Tra benessere e memoria collettiva

Il rito dell’acqua di San Giovanni può essere inteso come una forma di igiene emozionale, una pratica di rinnovamento personale, ma anche collettivo. Questo rito infatti può essere un'occasione piacevole e rilassante per trascorrere del tempo di qualità con familiari e amici, in cui la condivisione del gesto può rinsaldare i legami, lenire le tensioni e rafforzare la coesione tra gli individui. Alla luce di queste riflessioni è riduttivo relegare questa pratica a mera suggestione folcloristica, occorre, piuttosto, adottare un'ottica scevra da preconcetti: l’acqua di San Giovanni non è una superstizione obsoleta, bensì una pratica viva, capace di dare continuità culturale e coniugare benessere e consapevolezza.
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I benefici dell’Acqua di San Giovanni


  • dona intenzionalità ai gesti
  • ​calma il sistema nervoso
  • tonifica il viso
  • depura e deterge l'epidermide
  • ​aiuta a cicatrizzare le piccole lesioni
  • profuma la pelle e gli ambienti​
  • rigenera la mente
  • migliora il tono dell'umore
  • favorisce la concentrazione​
  • radica nel momento presente
  • promuove la fiducia nel futuro
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Tapas, l’ardore, dal sutra alla vita reale

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Che cosa significa Tapas

Il termine Tapas (तपस्) deriva dal sanscrito, contiene la radice verbale tap, che significa “scaldare”, “ardere”, “risplendere”, fa parte dei Niyama della filosofia Yoga e rappresenta l’ardore ascetico, il calore generato dalla dedizione e dall'autodisciplina, una forza capace di purificare e potenziare l’individuo attraverso il sacrificio e l’autocontrollo, il fuoco spirituale che sviluppa forza di volontà e richiama il concetto di energia trasformativa e di crescita personale.

Nello Yoga tapas rappresenta la fiamma interiore che consuma le impurità, rafforzando il corpo e la mente, il motore che spinge i progressi del praticante, il quale attraverso la disciplina e l’ardore supera la pigrizia e resiste alle distrazioni che impediscono la sua evoluzione. Tapas è la capacità di migliorarsi, la linfa vitale che nutre la pratica fisica e teorica dello yogin. Oggi tapas viene reinterpretato non solo come ascesi, ma come un principio applicabile nella vita quotidiana per sviluppare determinazione e resilienza, essenziali per il raggiungimento dei propri obiettivi.​
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Dalle origini ai nostri giorni

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Questo concetto fa parte della tradizione spirituale indiana, i primi accenni risalgono all'epoca vedica (2000 a.C. al 500 a.C.): nel Rig Veda tapas è la scintilla primordiale che dà origine all’universo, un principio creativo che rappresenta la capacità della realtà di mutare e generare nuova vita; nei Veda successivi, come nell’Atharva Veda, il termine è legato ai ṛṣi, i saggi che attraverso pratiche ascetiche potevano acquisire poteri e conoscenza, mentre nelle Upanishad viene inteso anche come strumento per trascendere l’umana condizione e giungere alla realizzazione del sé e a mokṣa, la liberazione. Anhe il Mahābhārata narra storie di saggi che, grazie alla pratica, riescono a ottenere siddhi (poteri straordinari), tuttavia, mette in guardia dai pericoli dell’ascetismo estremo, suggerendo che l'ardore deve essere accompagnato da saggezza e moderazione.

È sotto l’influenza delle scuole ascetiche e yogiche che tapas passa dall’essere una forza generativa a un mezzo per la purificazione e la trasformazione dell'individuo. Questo principio è inserito tra i Niyama nello Yoga Sutra di Patañjali (II sec. a.C.-IV sec. d.C.) e si riferisce al fuoco ascetico che forgia il corpo e la mente dello yogin nel suo cammino verso la liberazione. Nelle tradizioni Yoga successive tapas diviene più specifico e associato ai rituali e alle tecniche di pranayama, asana e meditazione, allo sforzo per mantenere Sādhanā, l'insieme di pratiche volte alla crescita spirituale. I testi medievali, come lo Haṭha Yoga Pradīpikā, enfatizzano l’idea che attraverso l’autodisciplina e la purificazione del corpo si possa raggiungere un livello più elevato di consapevolezza.
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Il concetto di tapas si diffuse progressivamente in oriente, coinvolgendo altre filosofie e religioni, che ne svilupparono interpretazioni proprie. Nella tradizione jainista, esso assume una dimensione integrale, dove i tapasvin aderiscono a un ascetismo estremo per eliminare il karma e accelerare il cammino verso la liberazione attraverso pratiche molto rigorose, come il digiuno o l’isolamento prolungato. Nel Buddhismo è il Buddha stesso a sperimentare le pratiche ascetiche, esperienze che lo aiuteranno a maturare il suo pensiero di armonia tra rigore e moderazione. Parallelamente anche nel monachesimo occidentale si svilupparono forme ascetismo severe che arrivavano a mortificare il corpo e la mente del praticante.​ Oggi tapas trova applicazione nella vita quotidiana come sinonimo di autodisciplina equilibrata, non è possibile, infatti, praticare tapas senza tenere in considerazione brahmacharya (la moderazione) e ahimsa (la non violenza), Yama e Niyama necessitano, infatti, di un interscambio continuo e simbiotico nell’evoluzione del praticante.
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Il Sutra

Qui sotto è riportato il passo che riguarda tapas tratto dallo Yoga Sūtra di Patanjali:
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कायेन्द्रियसिद्धिरशुद्धिक्षयात्तपसः
2.43 Kāyendriya siddhiḥ aśuddhi kṣayāt tapasaḥ
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Traduzione

Kāya: corpo
Indriya: organi di senso
Siddhiḥ: perfezione
Aśuddhi: impurità, opacità
Kṣayāt: distruzione
Tapasaḥ: attraverso l'ardore

Dall'ardore [nella disciplina], in virtù della conseguente cessazione delle opacità, si scorge la [possibilità di] perfezione fisico sensoriale. ​[F. Squarcini(a cura di), Patañjali, Yogasūtra, Giulio Einaudi editore, Torino, 2015]

Significato

Attraverso l'ardore ascetico si purifica il corpo e la mente e si raggiunge la piena padronanza del corpo e dei sensi, cioè la disciplina aiuta a migliorarsi, avvicinando alla perfezione.

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Tapas nella vita

In un’epoca in cui si insegue la gratificazione immediata a scapito della perseveranza, riscoprire il valore di tapas può rappresentare una risorsa per vivere in maniera più intensa e realizzata. ​Il concetto di ardore è ormai slegato dai dettami dell’ascetismo radicale e, se applicato nella quotidianità, può dare un contributo valido per l’evoluzione interiore e il perseguimento dei propri obiettivi. Tapas non è solo disciplina fisica, è anche e soprattutto un atteggiamento mentale e comportamentale che aiuta a sviluppare costanza, determinazione e resistenza alle difficoltà, ad affrontare le sfide con coraggio, senza abbattersi di fronte agli ostacoli e rinunciando a stratagemmi facili ma inconcludenti.

Questo principio ha a che fare con il raggiungimento del successo, quello reale e duraturo, che ci fa sentire appagati e contenti (santosa) nella vita di tutti i giorni. Tapas dà buoni risultati nel campo della crescita professionale e personale in quanto sviluppa la capacità di mantenere l'impegno nel lungo termine, anche quando le circostanze non sono favorevoli. Concentrarsi attivamente sulle proprie aspirazioni, rinunciando alle distrazioni, è l’atto di volontà che più avvicina ai propri obiettivi: che si tratti di studio, lavoro, di un intento o della crescita spirituale, riuscire a perseverare a dispetto delle avversità è la formula del successo. Tuttavia, occorre mantenere l’armonia ed evitare un eccesso di tapas: la disciplina non deve diventare fanatismo o rigidità, ma deve rimanere sempre equilibrata e funzionale alla crescita.

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In quest’ottica occorre porsi degli obbiettivi fattibili e nutrirli con pazienza e dedizione, imparare a vedere le difficoltà come un'opportunità di crescita, trasformando la fatica in forza, gli ostacoli in apprendimento e le paure in sfide per superare i propri limiti. Chiediti con onestà (satya) cosa vuoi raggiungere davvero e perché vuoi farlo, analizza tutti i benefici che potresti ottenere, ma anche gli svantaggi, una visione chiara e consapevole costituirà la tua personale mappa per imboccare il percorso giusto. Ciò vuol dire coltivare tenacia e costanza, non farsi abbattere dalle cadute, ma rialzarsi e ricominciare, mettendo da parte se necessario i "sentimenti zavorra", come l’eccessivo orgoglio o il timore, che impediscono di avanzare. Tapas vuol dire mantenere viva la fiamma dell’amore per ciò che si sta ricercando.

Per procedere con fermezza è importante costruire una tabella di marcia che ponga una serie di obiettivi graduali, che sono senza dubbio più facili da rispettare e richiedono meno sforzo. La meta si raggiunge con maggiore sicurezza compiendo un passo dopo l’altro, meglio evitare le scorciatoie, fare un salto è più rapido ma sarebbe difficile atterrare nel punto giusto e ci si potrebbe far male. Concedersi il giusto tempo permette di focalizzarsi sui successi e non sui fallimenti, che rimarranno confinati ad eventi di portata limitata, sempre contornati da una serie di vittorie parziali ma tangibili. Porsi piccoli traguardi a breve scadenza permetterà di raggiungere grandi risultati nel lungo termine. A tal fine può essere utile sperimentare i principi dello Slow living che supportano uno stile di vita dal ritmo lento.
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Tapas non è una pratica ostinata e sterile ma un principio trasformativo per la propria evoluzione fisica, psichica e spirituale, applicarlo nella vita quotidiana si rivela efficace per migliorarsi e perseguire uno stile di vita sano: scelte come l’alimentazione equilibrata, l’esercizio fisico regolare o l'introduzione di una qualsivoglia buona abitudine, richiedono disciplina e forza di volontà. Chi sperimenta tapas nella cura del corpo e della mente sa bene che la salute non è solo il risultato di azioni sporadiche, ma di un impegno costante e durevole nel tempo. Creare un metodo, fatto di piccole routine che rendano le proprie azioni un’abitudine piacevole, aiuterà a mantenere la continuità necessaria per portare a termine i propri intenti.

Allo stesso modo, tapas può essere applicato nella  sfera emotiva per imparare a gestire le emozioni e le situazioni stressanti senza perdere il focus e la calma. Coltivare la pazienza e l’autocontrollo permette di vivere relazioni più equilibrate e di ritrovare l'armonia, favorisce lo sviluppo di una comunicazione più efficace e consapevole, che evita le reazioni impulsive o distruttive, aiutando a rispondere con pacatezza e lucidità, anziché in modo irrazionale e aggressivo. Lo Yoga con le sue pratiche per il benessere psicofisico è uno strumento perfetto per sviluppare tapas, non solo aiuta a forgiare il corpo, ma anche ad allenare l’autodisciplina e a non perdere la motivazione. Anche l’impegno sociale rappresenta una forma di tapas elevata e costruttiva, lottare per le proprie idee, per una causa etica, fare volontariato, nobilita lo spirito attraverso attività concrete che presuppongono perseveranza ed empatia e che possono portare a risultati importanti per sé e per la comunità. 
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Buone abitudini per ridurre le allergie respiratorie

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Prevenire per stare meglio

Le allergie respiratorie sono principalmente causate dall'esposizione ai pollini rilasciati da alberi, erbe e piante, ma anche da altri allergeni ambientali, come polvere, muffe, acari e pelo di animale, che possono scatenare reazioni nell’organismo di chi è sensibile. Uno studio pubblicato su Environmental Research (Lindgren A et al., 2021) ha dimostrato che attuare misure preventive può alleviare i sintomi della rinite allergica fino al 40%. Osservare queste strategie in associazione ad un'efficace terapia naturale può aiutare a ridurre l’uso dei farmaci per il controllo dei sintomi, ed essere un valido supporto nel contrastare le allergie respiratorie, in special modo quelle stagionali. 

Strategie utili contro le allergie

Adottare strategie quotidiane per ridurre l'esposizione agli allergeni può limitare la gravità dei sintomi, dormire meglio e migliorare la qualità della vita delle persone allergiche. A seguire alcuni suggerimenti che rappresentano un aiuto valido, privo di effetti collaterali, per chi soffre di allergie respiratorie.
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1. Limita l’esposizione agli allergeni

Il primo passo per alleviare i sintomi allergici è quello di ridurre al minimo il tempo di esposizione e la quantità di allergeni con cui potenzialmente entriamo in contatto.
✔ Monitora le previsioni sui pollini: i livelli di polline variano in base alla stagione, al clima e alla regione geografica, consulta il bollettino pollinico su app e siti meteo per controllare i livelli di polline e individuare i giorni a maggiore concentrazione
​✔ Evita il contatto diretto con gli allergeni, non recarti in luoghi polverosi o densi di allergeni, non andare in campagna nei periodi di fioritura dei pollini a cui sei sensibile e se puoi resta dentro nei giorni ad alta concentrazione
✔ Evita di uscire negli orari critici in cui le piante rilasciano i pollini, di solito la mattina presto tra le 5:00 e le 10:00 e all’imbrunire, se possibile limita le attività all’aperto nei giorni ventosi e secchi, in cui il polline si diffonde più facilmente
✔ Utilizza protezioni contro gli allergeni, come i filtri nasali specifici per le allergie, mascherine, occhiali da sole e berretto per ridurre il contatto di polvere, pollini e allergeni con naso, occhi e capelli
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2. Pulisci gli ambienti

Le particelle che provocano allergie entrano facilmente nelle case e negli uffici, depositandosi su tessuti, mobili e superfici, aumentando il rischio di esposizione anche in ambienti chiusi.
✔ Chiudi gli infissi e assicurati che siano privi di spifferi, cambia l’aria a mezzogiorno, quando la concentrazione di pollini nell’aria è più bassa
✔ Pulisci giornalmente le superfici di casa per eliminare la presenza di polvere, acari e pollini, se possibile passare l’aspirapolvere con filtro HEPA almeno due volte a settimana 
✔ Utilizza condizionatori e purificatori d’aria con filtri HEPA per ridurre la presenza di allergeni nell’aria domestica
✔ Lava regolarmente i tessuti d'arredo, come tende, tappeti e biancheria da letto per eliminare eventuali tracce di allergeni
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3. Cura l'igiene personale

Quando sei fuori gli allergeni si accumulano sulla pelle, nei capelli e sugli indumenti, facendo perdurare la sintomatologia allergica anche dopo essere rientrati in casa.
✔ Fai la doccia e lava i capelli non appena rientri a casa per eliminare pollini, inquinanti e altri allergeni accumulati durante il giorno
✔ Cambia i vestiti dopo aver trascorso del tempo all’aperto o in luoghi sporchi e polverosi e lavali frequentemente
✔ Evita di stendere i panni all’aperto nei periodi di alta concentrazione di polline, preferisci uno stendino dentro casa o l'asciugatrice
✔ Spazzola gli animali regolarmente per rimuovere pollini e allergeni che si incastrano nel pelo durante le passeggiate all’aperto, evita che dormano sul letto durante la stagione delle allergie
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4. Supporta l'organismo con il cibo

Un’alimentazione equilibrata con cibi ricchi di antinfiammatori migliora la tolleranza agli allergeni: è dimostrato che una dieta ricca di antiossidanti e probiotici, può ridurre i sintomi della rinite allergica del 25%.
✔ Integra con rimedi naturali, come la quercetina, una sostanza con alto potere antinfiammatorio presente in frutta e verdura, ad esempio in capperi, peperoni, mele e cipolle
✔ Consuma alimenti ricchi di Omega-3, che riducono la risposta infiammatoria dell'organismo: semi di lino, di chia e olio di alghe sono le fonti vegetali più ricche di questi acidi grassi
✔ Mangia cibi fermentati  naturali  per migliorare la salute intestinale e ridurre la permeabilità dell'organismo agli allergeni
✔ Controlla la vitamina D, mantenere un apporto adeguato di questa vitamina supporta il sistema immunitario e contrasta la comparsa delle allergie
Il contenuto di questo articolo non sostituisce in alcun modo la consulenza, la diagnosi o la terapia medica professionale. ​
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Allergie stagionali, i rimedi naturali più efficaci

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Che cos'è l'allergia 

Le allergie sono una reazione immunitaria eccessiva nei confronti degli allergeni ambientali presenti nell'aria, in special modo ai pollini rilasciati da alberi, erbe e piante, durante determinati periodi dell’anno, ma anche nei confronti di polveri, acari, alimenti. farmaci e sostanze chimiche inalabili o con le quali l'organismo entra in contatto. 
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I meccanismi dietro le reazioni allergiche

Le allergie stagionali si verificano quando il sistema immunitario per errore identifica come una minaccia sostanze solitamente innocue. Questo processo è mediato da una serie di reazioni biochimiche in cui le cellule immunitarie rilasciano mediatori infiammatori, che causano i principali sintomi allergici. Nel momento in cui l'organismo entra in contatto con l'allergene si scatena una vera e propria cascata infiammatoria.
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  • Attivazione delle IgE e dei mastociti. Quando un allergene entra nel corpo, le cellule B (linfociti B) producono immunoglobuline E (IgE) specifiche, che si legano ai mastociti, cellule presenti nei tessuti che rilasciano mediatori infiammatori
  • Rilascio di istamina e citochine. I mastociti rilasciano istamina, una molecola responsabile di sintomi come prurito e gonfiore, inoltre, vengono attivate citochine pro-infiammatorie come IL-4, IL-5 e IL-13 che producono infiammazione
  • Infiammazione delle vie respiratorie. L’infiammazione causa edema della mucosa nasale, aumento della produzione di muco e iperreattività bronchiale, portando a lungo andare a sintomi persistenti.
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I sintomi delle allergie respirartorie

Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), milioni di persone nel mondo patiscono questa condizione che può compromettere significativamente la qualità della vita, provocando rinite allergica, nota anche come febbre da fieno, e sintomi più o meno invalidanti, come starnuti, congestione nasale, difficoltà respiratorie, affaticamento, gonfiore e prurito agli occhi, alle mucose e alla pelle. Sebbene gli antistaminici e altri farmaci siano comunemente usati per trattare queste spiacevoli manifestazioni, sempre più ricerche stanno dimostrando l'efficacia di rimedi naturali per alleviare i sintomi delle allergie stagionali.
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Rimedi naturali contro le allergie

Il trattamento dell’infiammazione è un aspetto cruciale nella gestione delle allergie stagionali, i farmaci convenzionali come gli antistaminici e i corticosteroidi sono le terapie più utilizzate, tuttavia, negli ultimi anni c'è stato un crescente interesse per l'uso di estratti di piante, radici, erbe officinali e funghi medicinali come soluzioni naturali complementari o alternative, poiché generalmente presentano minori effetti collaterali e controindicazioni rispetto ai farmaci tradizionali. I principali campi d’impiego sono la prevenzione, attraverso il rafforzamento del sistema immunitario, e la riduzione dei sintomi, per portare sollievo nei periodi a forte esposizione. A seguire, esploreremo i principali rimedi naturali e fitoterapici che possono migliorare significativamente la qualità della vita, avendo dimostrato un discreto potenziale nel trattamento delle allergie stagionali.
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1. Ribes Nero

Il Ribes nero (Ribes nigrum) è una pianta utilizzata da secoli per le sue proprietà antinfiammatorie e antiallergiche. Le bacche e le foglie contengono antociani, flavonoidi e omega-6, che hanno dimostrato di  migliorare i sintomi della rinite allergica e dell’asma. Gli estratti di Ribes nero possono regolare la risposta immunitaria, inibire il rilascio di istamina e la produzione citochine, riducendo l’infiammazione delle vie respiratorie, attenuando prurito, congestione nasale e lacrimazione.
Gli antociani e gli acidi grassi omega-6 presenti nel Ribes nero rinforzano la barriera epiteliale, riducendo la permeabilità agli allergeni e il danno infiammatorio, mentre le proantocianidine favoriscono la crescita di batteri benefici, migliorando la diversità del microbiota intestinale e la tolleranza agli allergeni.

​Le fonti naturali di questi preziosi principi si trovano prevalentemente nelle bacche e nelle gemme del
Ribes nero, che può essere consumato fresco o in tisana. Per una terapia antiallergica più fruibile ed efficace bastano circa 600 mg al giorno di estratto secco o olio di Ribes nero all’arrivo della stagione delle allergie per almeno 8-12 settimane, ricordando che va usato con cautela nei pazienti con epilessia e in quelli in terapia anticoagulante, per via delle proprietà fluidificanti.
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2. Ortica ​

L’ortica (Urtica dioica) è una pianta perenne nota per le sue proprietà medicinali e utilizzata tradizionalmente per il trattamento di diverse condizioni infiammatorie, tra cui le allergie stagionali. Studi scientifici hanno dimostrato che l’ortica possiede effetti antistaminici, antinfiammatori e immunomodulanti, rendendola un rimedio naturale efficace contro la rinite allergica, in special modo nell’alleviare la congestione nasale e i sintomi oculari. 
L’uso di questa pianta aiuta a bloccare i recettori dell’istamina (H1) e a ridurre la degranulazione dei mastociti, limitandone il rilascio nell’organismo. La risposta allergica è caratterizzata dalla produzione di citochine, l’ortica riduce la produzione di queste molecole, attenuando l’infiammazione delle vie respiratorie. L’ortica ha dimostrato di modulare la risposta immunitaria, aumentando la produzione di cellule T regolatorie (Treg), che svolgono un ruolo chiave nel controllo delle allergie, dimostrando di influenzare la risposta immunitaria e di migliorare la tolleranza agli allergeni.

È possibile beneficiare degli effetti direttamente dalla fonte naturale, consumando cioè le foglie fresche o essiccate della pianta in risotti e contorni o bevendo un 1-2 tazze di infuso al giorno. Nella
terapia antiallergica si assumono quotidianamente  300-600 mg di estratto secco di ortica per almeno 3 mesi. Ricordiamo che può interagire con terapie a base di anticoagulanti, quindi, meglio non assumerla in concomitanza.
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3. Quercetina ​

La quercetina è un flavonoide che si trova in natura in alcune piante e possiede proprietà antiossidanti, antinfiammatorie e antiallergiche. Negli ultimi anni numerosi studi hanno evidenziato la sua efficacia nella gestione dell'infiammazione allergica, suggerendo il suo utilizzo come alternativa naturale agli antistaminici convenzionali per ridurre sintomi come starnuti, prurito, congestione nasale e asma.
Questa sostanza, infatti, riduce lo stress ossidativo nelle cellule epiteliali delle vie respiratorie, i livelli di IgE e gli eosinofili nel sangue,  inoltre, è stata dimostrata la sua capacità di stabilizzare i mastociti, riducendo il rilascio di istamina e citochine infiammatorie. 

​​Le principali fonti naturali di quercetina sono i capperi, le cipolle rosse, il radicchio, il peperone giallo, il peperoncino e  il tè verde, ma anche frutti come ribes, mirtilli e mele rosse ne sono ricchi, quindi un buon modo per introdurre questa preziosa sostanza nell’organismo è quello di preparare delle pietanze che contengano i vegetali che ne sono ricchi, ad esempio, delle insalate miste da consumare quotidianamente, magari accompagnate da una tazza di tè verde. Nella terapia antiallergica si può scegliere di assumere la quercetina in maniera concentrata attraverso integrartori naturali con una dose di 300 mg sino a un massimo di 800 mg/die per 8-12 settimane, preferendo formulazioni con bromelina, che ne migliora l’assorbimento. 
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4. Probiotici ​

I probiotici sono microrganismi vivi che, quando somministrati in quantità adeguate, conferiscono effetti benefici alla salute dell’organismo che li ospita. Numerose ricerche hanno dimostrato che alcuni ceppi batterici, in particolare quelli appartenenti ai generi Lactobacillus e Bifidobacterium, possono regolare il sistema immunitario e ridurre i sintomi della rinite allergica, come congestione e lacrimazione oculare. 
Le allergie stagionali derivano da una risposta iperattiva del sistema immunitario agli allergeni ambientali, i probiotici possono riequilibrare questa risposta migliorando la funzione delle cellule regolatorie del sistema immunitario. L’intestino infatti ospita il 70% delle cellule immunitarie del nostro corpo, e un microbiota sano è essenziale per una risposta immunitaria equilibrata: assumere probiotici rinforza la barriera intestinale, impedendo il passaggio di antigeni allergenici nel flusso sanguigno e riducendo la produzione di istamina e  citochine infiammatorie.

È possibile assumere i probiotici da fonti naturali e ottenere numerosi benefici, si trovano nello yogurt e nel kefir (anche nelle loro versioni vegan), in bevande come la kombucha e nelle verdure fermentate, ad esempio nei crauti e kimchi. Tra i ceppi più efficaci per la terapia antiallergica troviamo: Lactobacillus rhamnosus GG, Bifidobacterium lactis, Lactobacillus casei, di cui se ne consiglia un dosaggio di 1-2 miliardi al giorno in miscela per almeno 8 settimane, mentre per ridurre il prurito al naso si suggerisce lo spray nasale a base di Lactobacillus casei per 6 settimane. 
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5. Funghi medicinali

I funghi medicinali sono utilizzati da secoli in Asia per le loro proprietà immunomodulanti, antinfiammatorie e antiallergiche e stanno suscitando sempre più l'interesse della comunità scientifica occidentale. I principi del fungo Shiitake, aiutano a regolare il sistema immunitario e ridurre l'infiammazione, i polifenoli e il lentinano, agiscono come potenti antiossidanti, proteggendo le mucose dai danni infiammatori. ​
Il fungo Chaga contiene inotodiol, un composto capace di stabilizzare i mastociti, prevenendo il rilascio di istamina, inoltre, è in grado di indurre una maturazione atipica nelle cellule dendritiche, migliorando la selettività del sistema immunitario nel distinguere tra sostanze innocue e allergeni. Anche il Reishi possiede proprietà stabilizzanti sui mastociti, ricco di polisaccaridi e i triterpeni, è in grado di ridurre il rilascio di istamina, le citochine e la gravità dei sintomi allergici.

La fonte naturale è costituita dai funghi freschi o essiccati, che possono essere consumati includendoli nella preparazione di noodles, antipasti, polpette, zuppe e risotti. La dose per la terapia antiallergica è di 500-600 mg di estratto secco di funghi al giorno per 8-10 settimane, assumendo le singole varietà o mixandole senza, però, sforare il dosaggio. Questi funghi non sono indicati per i soggetti fortemente immunodepressi o con ipotensione severa, inoltre,  possono interagire con le terapie anticoagulante e insulinica. Il Chaga è sconsigliato a chi soffre di calcoli renali, poiché ricco di ossalati.
Il contenuto di questo articolo non sostituisce in alcun modo la consulenza, la diagnosi o la terapia medica professionale. ​
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Cambiare con la primavera

La primavera rappresenta un importante periodo di transizione caratterizzato da un aumento delle ore di luce e delle temperature e più in generale dal cambiamento delle condizioni ambientali, che portano a un progressivo risveglio della natura, della fauna e della flora. Queste trasformazioni influiscono profondamente anche sulla fisiologia umana, in particolare sul sistema immunitario ed endocrino, condizionando i livelli ormonali, il ritmo circadiano, il metabolismo e persino la regolazione dell'umore. 

Per far fronte a tali cambiamenti l’organismo si deve riadattare ed è per questo che in primavera è più facile andare incontro ad alcuni inconvenienti, come disturbi del sonno, sbalzi d'umore, variazioni dell’energia e un aumento della suscettibilità alle allergie. Ma non c'è da preoccuparsi, la strada giusta è assecondare i cicli della natura e cambiare insieme ad essa.
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Cinque strategie per rigenerarsi

In primavera, dunque, può essere d’aiuto adottare strategie mirate per sostenere la salute psicofisica e andare incontro in armonia al cambiamento. A seguire, vi proponiamo cinque consigli di benessere per affrontare questa stagione con equilibrio, leggerezza e vitalità.
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1 # Esci 
La teoria della biofilia suggerisce che l’essere umano ha una predisposizione innata a trarre beneficio dal contatto con ambienti naturali (Wilson, E. O., Biophilia, 1984, Harvard University Press). Con l’arrivo della primavera le condizioni meteo migliorano progressivamente, è l’occasione giusta per iniziare a svolgere attività all’aperto: muoversi in ambienti naturali, infatti, non solo migliora la forma, ma ha effetti positivi sulla salute mentale, sulla funzione immunitaria e sulla regolazione ormonale.
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Uno dei principali benefici è legato alla sintesi della vitamina D, l’esposizione al sole attiva la produzione di questo ormone, essenziale per il metabolismo osseo, la funzione muscolare e il sistema immunitario, la sua carenza causa disturbi dell’umore, debolezza e aumentato rischio di infezioni. Praticare attività all’aperto può essere benefico soprattutto se associato al movimento, perciò se non hai ancora questa abitudine inizia a svolgere piccoli lavori fuori dalle mura domestiche, come il giardinaggio, la pulizia degli ambienti esterni o lavori di falegnameria e costruzione; anche attività più statiche come leggere, mangiare o disegnare all'aperto ti aiuteranno comunque a  incrementare la sintesi di vitamina D e a sentirti in armonia con la natura.

Cogli l’occasione per stare fuori ogni volta che puoi, bastano 30 minuti di camminata al giorno, preferibilmente in parchi o aree verdi, per vedere i primi effetti positivi sulla salute mentale e cardiovascolare. Gladwell et al. nel 2013 su Psychoneuroendocrinology hanno dimostrato che 30 minuti di esercizio in un ambiente naturale riducono significativamente i livelli di cortisolo rispetto all’esercizio in palestra. Fare sport outdoor, come corsa, ciclismo o escursionismo, aiuta a rafforzare la muscolatura, migliorare la resistenza cardiovascolare e ridurre lo stress. Uno studio di Thompson Coon et al. pubblicato nel 2011 su Environmental Science & Technology, sottolinea come camminare o correre in un ambiente naturale favorisca una maggiore ossigenazione del sangue e migliori la variabilità della frequenza cardiaca, indice di buona salute cardiovascolare.

Trascorrere del tempo all’aperto favorisce una maggiore connessione con la natura, che è stata associata a livelli più bassi di depressione e ansia. Le pratiche dolci contribuiscono a risvegliare l’organismo, lo yoga all’aria aperta sarà il miglior alleato della tua salute psicofisica, questa disciplina, che combina movimento, respirazione consapevole e meditazione, ti regalerà una sferzata benessere per il corpo e per la mente. L’attività fisica in primavera, inoltre, favorisce la neurogenesi, ovvero la formazione di nuove connessioni neurali, migliorando la memoria e la capacità di concentrazione. Uno studio pubblicato su Nature da Cotman & Berchtold nel 2002 ha evidenziato che l’esercizio regolare aumenta la produzione di BDNF, una proteina che supporta la crescita e il mantenimento delle cellule cerebrali.
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2 # Depurati con il cibo
Durante la stagione fredda è comune rifugiarsi in cibi confortanti e calorici, alla fine dell'inverno, però, l’intestino può risentirne, manifestando disturbi intestinali, gonfiore e, talvolta, accumulando qualche chilo in più. Inoltre, l'arrivo della primavera può essere accompagnato da sbalzi d’umore e dall'acuirsi delle problematiche psichiche. A ciò contribuiscono le alterazioni del microbiota e un leggero stato di infiammazione, dovuti all’accumulo di tossine, al minor consumo di vegetali freschi e di ore luce dell'inverno appena trascorso.

L’inizio della primavera è l'occasione giusta per esaminare ciò che mettiamo nel piatto, il periodo ideale per depurare l’organismo naturalmente, supportando i processsi fisiologici di eliminazione delle tossine. Sebbene il corpo umano possegga già meccanismi di detossificazione efficaci, regolati principalmente da fegato, reni, polmoni, intestino e pelle, è possibile ottimizzare questi processi attraverso il cibo. Una dieta detox ci offre l’opportunità per ripristinare l'equilibrio e ritrovare energia attraverso alimenti leggeri e ricchi di antiossidanti, che sostengono il sistema immunitario, migliorano la funzionalità epatica e metabolica. L’idratazione è fondamentale, bere molta acqua favorisce la diuresi, il drenaggio linfatico e l’eliminazione delle scorie attraverso i reni, inoltre, qualche tazza di tè verde, magari accompagnata da frutti di bosco e un pezzetto di cioccolato extra fondente, arricchirà la nostra dieta di polifenoli, flavonoidi e antociani, che supportano la depurazione del fegato.

È sempre più evidente la stretta connessione tra dieta e salute mentale, un cambiamento nell'alimentazione, inftti, può influenzare anche il benessere psicologico. Secondo "The gut-brain axis: interactions between enteric microbiota, central and enteric nervous systems," pubblicato nel 2015, l'equilibrio del microbiota intestinale è in grado di condizionare la salute mentale e persino il nostro comportamento. Oggi sappiamo che le diete plant-based sono altamente depuranti e possono avere un impatto positivo sulla salute della psiche, essendo tra le più efficienti nel migliorare la qualità del nostro microbiota. Consumare frutta di stagione come le fragole, nespole e ciliegie, ci fa fare un pieno di vitamine; rucola e verdure a foglia verde ricche di clorofilla, come spinaci, bietole, cavolo nero, aiutano a neutralizzare le sostanze tossiche; via libera a legumi e fibre, come fave, ceci, piselli, cereali integrali e semi di lino, che migliorano la salute del microbiota e la motilità intestinale, favorendo l’eliminazione di tossine liposolubili attraverso la bile.

Molte tradizioni religiose includono il digiuno come atto di purificazione proprio nei periodi limitrofi alle feste e nei cambi di stagione. Secondo i più recenti studi sospendere temporaneamente l’assunzione di cibo può promuovere la salute e la longevità. "Fasting: A Double-Edged Sword" pubblicato nel 2020, sottolinea come il digiuno possa modulare la risposta infiammatoria nell'organismo, mentre lo studio "Intermittent Fasting: The Choice for a Healthier Lifestyle" pubblicato nel 2019 esplora gli effetti del digiuno intermittente, concludendo come digiunare per brevi periodi possa contribuire a una migliore regolazione della glicemia, utile nella prevenzione del diabete di tipo 2. Altri studi evidenziano come il digiuno possa stimolare il meccanismo di autofagia, un processo che coinvolge la pulizia e il riciclo di componenti cellulari danneggiate o obsolete, fornendo all'organismo un modo per rigenerarsi. Inoltre, il digiuno intermittente promuove la "browning" del tessuto adiposo bianco, favorendo la trasformazione di cellule adipose che immagazzinano grasso in cellule più attive che bruciano energia.  
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3 # Respira
I colori e i profumi  della primavera sono una delizia per la vista e l'olfatto! Tuttavia, in questo periodo si affrontano gli ultimi raffreddori, dovuti al sistema immunitario depresso dall'inverno, ma anche l'arrivo delle allergie polliniche. L’impennata delle fioriture rilascia grandi quantità di particelle che, inalate, scatenano reazioni in chi è predisposto, come risultato di una risposta immunitaria esagerata nei confronti di sostanze normalmente innocue, che attiva una cascata infiammatoria e la produzione di istamina, principale responsabile dei sintomi allergici.
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Un approccio olistico che combina fitoterapia e strategie ambientali può offrire una soluzione efficace per gestire le allergie e gli strascichi dei malanni stagionali. Prendersi cura delle cavità nasali è il primo passo per stare bene. Il naso, oltre ad essere il primo organo d'ingresso per l'aria, costituisce anche il punto d'accesso per eventuali virus, batteri e pollini nelle vie respiratorie. La tradizione Yoga e l’Ayurveda ci vengono in soccorso con delle pratiche specifiche per la cura delle cavità nasali, come Jala Neti e Nasya, rispettivamente il lavaggio e la terapia nasale. Dedicare qualche minuto al giorno a queste abitudini igieniche aiuterà a mantenere le mucose pulite e in salute, quindi, a contrastare l’insorgere di malanni stagionali e tenere lontano gli allergeni.

Evitare l’esposizione diretta ai pollini nelle ore di maggiore concentrazione, che solitamente coincidono con le prime ore del mattino e il tardo pomeriggio, può contribuire a ridurre l’irritazione delle vie respiratorie. Anche la scelta dell’alimentazione può giocare un ruolo chiave: una dieta ricca di antiossidanti, acidi grassi omega-3 e polifenoli può contribuire a rafforzare le difese immunitarie e ridurre l’infiammazione di basso grado che caratterizza le reazioni allergiche. L’integrazione di rimedi naturali studiati dalla scienza, come quercetina, butirrato, perilla e funghi medicinali, può rappresentare una strategia efficace per migliorare la qualità della vita di chi soffre di allergie stagionali.

I cicli della della natura sono come un grande respiro, secondo la tradizione Yoga la respirazione è il ponte tra interno ed esterno, che ricalca su piccola scala il movimento universale, per questo dedicare ogni giorno qualche minuto al pranayama è un ottimo esercizio per restare in salute ed entrare in armonia con sé stessi e con l’ambiente circostante. Le pratiche più adatte a questo periodo sono quelle equilibranti per trovare serenità e stabilizzare l’umore, come Nadi Shodhana, e i Sama Vritti pranayama, in particolare la respirazione quadrata e quella triangolare, ma anche quelle energizzanti, quando si voglia ottenere più forza e vitalità in sintonia con il mood della stagione, come Bhastrika Pranayama  e Kapalabhati.
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4 # Risveglia l'energia 
La primavera è una fase di transizione sia per la natura che per il nostro organismo, che subisce una serie di adattamenti fisiologici dovuti al passaggio dall’inattività invernale a uno stato di maggiore vitalità: il sistema endocrino modula la secrezione di ormoni, come il cortisolo, che regola l’energia e la risposta allo stress, e la dopamina, associata alla motivazione e alla gratificazione, questo spiega perché molte persone sperimentano un senso di maggiore entusiasmo, mentre altre stanchezza e spossatezza. 
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Questa stagione è il momento ideale per riattivare le energie sopite, esplorare nuove possibilità e allinearsi con i cicli della natura, agevolando il cambiamento e la crescita personale. Lo Yoga può aiutarci attraverso pratiche come la meditazione e il movimento consapevole, lavorando sul corpo, ad esempio con uno stile come il Vinyasa, perfetto per ritrovare la forma, la forza e la flessibilità, ma anche sul mondo interiore, tramite pratiche che favoriscono la trasormazione interiore e il rinnovamento spirituale. Il pranayama è uno degli strumenti più potenti per stimolare l’energia, esercizi come Bhastrika Pranayama e Kapalabhati sono associati a un incremento della coerenza cardiaca e della neuroplasticità cerebrale, quindi, della lucidità mentale e della vitalità. Studi sulle tecniche di pranayama e meditazione hanno evidenziato che queste pratiche possono influenzare l’attività del sistema nervoso autonomo e ridurre l’infiammazione sistemica, favorendo uno stato di benessere profondo.

La primavera, con il suo potere di rinascita e trasformazione, è spesso associata al risveglio della Kundalini, l’energia latente che giace alla base della colonna vertebrale secondo la tradizione yogica e che proprio come la primavera segna il ritorno della luce e della crescita dopo il periodo di quiete invernale. L’attivazione della Kundalini porta nuova energia, trasformazione e apertura, secondo la tradizione, rappresenta la forza vitale primordiale che risale attraverso i chakra, portando maggiore consapevolezza, vitalità ed espansione spirituale. La meditazione sui chakra è un metodo efficace per facilitare questo processo, essa usa la concentrazione focalizzata e la visualizzazione dell’energia che si muove da un centro all’altro lungo la colonna vertebrale.

Questo è il periodo giusto per introdurre delle novità, che si tratti di una buona abitudine o di un nuovo progetto, la primavera è il momento perfetto per ripartire, per incominciare quella cosa che volevi fare da tanto tempo o che hai pianificato all’inizio del nuovo anno, prima che la pigrizia e la procrastinazione prendessero il sopravvento. Quando il corpo e la mente sono naturalmente predisposti al rinnovamento si presenta l’occasione per portare nuova linfa ed energia nella propria vita. Se fai yoga introduci un sankalpa per esprimere la tua intenzione all’inizio e alla fine della tua pratica, ripetendolo per almeno quindici giorni. Complice il crescente ottimismo e il bel tempo sarà più semplice onorare i buoni propositi e, aggiungendo una certa dose di costanza e determinazione, nessuno potrà più fermarti!

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5 # Pratica la gratitudine
In primavera la natura si risveglia, tutto intorno a noi è rigoglioso e pieno di vita, è il momento ideale per coltivare un atteggiamento di gratitudine in armonia con la bellezza e il senso di rinnovamento che questo periodo porta con sé. Questo, oltre predisporci al buonumore, aiuta a far germogliare sentimenti positivi. Negli ultimi anni la scienza si è interessata all'argomento, scoprendo che promuovere questo sentimento aumenta la felicità percepita, riduce lo stress e in generale migliora la qualità della vita.

I cambiamenti primaverili favoriscono una maggiore predisposizione alla gratitudine, l’aumento delle ore di luce solare stimola la produzione di serotonina, il che spiega perché molte persone si sentano più ottimiste e inclini a riconoscere gli aspetti positivi della propria vita. Inoltre, trascorrere del tempo in contatto con l'ambiente che si risveglia, attiva circuiti cerebrali legati alla biofilia, il senso innato di connessione con la natura, che è stato associato a livelli più alti di benessere emotivo. Praticare la gratitudine stimola il sistema parasimpatico, la componente del sistema nervoso autonomo che favorisce il rilassamento e la rigenerazione, inoltre, contribuisce ad abbassare la pressione sanguigna, a ridurre i livelli di cortisolo e a migliorare la qualità del sonno (Jackowska et al., The impact of gratitude on psychological well-being and physical health, 2016, Journal of Health Psychology).

Dal punto di vista biologico, la gratitudine è strettamente legata alla regolazione di neurotrasmettitori, come la dopamina e la serotonina, entrambi fondamentali per la sensazione di benessere e soddisfazione. Le neuroscienze evidenziano come esprimere gratitudine attivi le aree della corteccia prefrontale e del sistema limbico, regioni associate alla regolazione delle emozioni e alla motivazione. Nello studio The Psychology of Gratitude, condotto del 2003 presso l’Università della California, si evidenzia come praticare la gratitudine per 21 giorni consecutivi porti a una maggiore attivazione della corteccia prefrontale mediale, migliorando la capacità di regolazione dello stress e favorendo una visione più positiva della vita.

Sviluppare Santosha, focalizzandosi sul riconoscimento delle cose positive presenti nella propria vita, è uno un ottimo metodo per incrementare l’empatia e il senso di appagamento. La scrittura di un diario della gratitudine, in cui segnare tutto ciò per cui ci sentiamo grati, è un esercizio salutare: secondo Gratitude and well-being: A review and theoretical integration del  2010, coloro che scrivono regolarmente pensieri di gratitudine sperimentano un aumento significativo del senso di benessere rispetto a coloro che non introducono questa abitudine. Infine, fai fiorire il tuo cuore tramite piccoli gesti di amore e gentilezza: uno dei mezzi più efficaci per migliorare il benessere psicoemotivo è la manifestazione diretta di gratitudine verso le altre persone, l’ambiente e la natura, farà sentire meglio anche te.
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Golden Milk, la ricetta e i benefici del Latte d'Oro

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Che cos'è il Golden Milk ​

Il Golden Milk, noto anche come Latte D'oro o Haldi Doodh, per via del suo colore giallo oro, è una bevanda tradizionale indiana che ha guadagnato fama in tutto il mondo grazie ai suoi numerosi effetti benefici sull’organismo. Si tratta di latte speziato a base di curcuma tradizionalmente servito mescolando latte animale o vegetale con curcuma, pepe nero e altre spezie.

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a sua origine risale all'antica medicina ayurvedica, un sistema di cura che ha un approccio olistico alla salute e al benessere, adoperato da migliaia di anni nell'India meridionale e in altre regioni asiatiche. L'Haldi Doodh è da sempre una bevanda cara allo yoga, usata dai praticanti come rimedio per migliorare l’elasticità e mantenere in salute le articolazioni.
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Benefici del Latte d'Oro​

Nel corso degli anni, la popolarità del Golden Milk è cresciuta a livello globale, anche grazie al riconoscimento da parte della scienza dei suoi benefici, che vanno dalla riduzione dell'infiammazione a un pregevole effetto protettivo sull'organismo. Questa bevanda è indicata non solo per i praticanti yoga, ma anche per gli sportivi e per chiunque soffra di problematiche articolari e malattie infiammatorie. La curcuma, infatti, è uno degli elementi cardine della medicina ayurvedica per il trattamento di alcuni disturbi, tra cui dolori articolari, infiammazioni, problemi digestivi e malattie della pelle.

I suoi effetti prodigiosi sono principalmente attribuiti alla curcumina, il più importante principio attivo della curcuma, noto per le sue proprietà antinfiammatorie, antiossidanti e rinvigorenti. Anche altre spezie possono contribuire a rendere il Latte d’oro una bevanda terapeutica, ad esempio, la combinazione di curcuma e pepe nero ne ottimizza le qualità, permettendo al corpo di assorbire meglio i preziosi principi attivi contenuti nel decotto.

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Un antinfiammatorio naturale

Una delle proprietà più note del Golden Milk è la sua capacità di ridurre l'infiammazione dell’organismo. La curcumina agisce su diversi meccanismi biochimici che regolano la risposta infiammatoria nel corpo a livello sistemico e locale, inibendo numerosi mediatori dell'infiammazione, tra cui le citochine infiammatorie come TNF-alfa (Fattore di Necrosi Tumorale), IL-1 (Interleuchina-1), IL-6 (Interleuchina-6) e COX-2 (Cicloossigenasi-2), contribuendo così a ridurre i sintomi legati a malattie infiammatorie croniche, come l'artrite reumatoide, le malattie cardiovascolari e altre patologie correlate.

Lo studio pubblicato sulla rivista The Journal of Nutritional Biochemistry nel 2015 di Zeng et al., ha evidenziato come la curcumina sia in grado di ridurre significativamente i livelli di marcatori infiammatori, come la proteina C-reattiva (CRP) e altre citochine pro-infiammatorie. Un'altra pubblicazione del 2017 sulla rivista Alternative Medicine Review condotto da Hewlings & Kalman ha esaminato approfonditamente gli effetti della curcumina, confermando le spiccate proprietà antinfiammatorie e approvandola come trattamento complementare nelle malattie infiammatorie croniche. Lo studio ha inoltre evidenziato come la curcumina sia in grado di ridurre l'attività delle cellule T e l'attivazione delle vie di segnalazione infiammatorie.

L’aggiunta di pepe nero nella bevanda gioca un ruolo importante nell'incrementare la biodisponibilità della curcumina. Infatti, la piperina contenuta nel pepe inibisce gli enzimi che metabolizzano la curcumina, permettendo una maggiore concentrazione di curcumina nel flusso sanguigno. Questo meccanismo è stato documentato da Shoba et al. (1998) su Planta Medica, che ha provato come questo espediente aumenti l'assorbimento della curcumina fino al 2000%, migliorando significativamente gli effetti terapeutici della curcuma.

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Elisir di giovinezza

Il Golden Milk possiede anche un proprietà antiossidanti, grazie alla curcumina che neutralizza i radicali liberi, molecole instabili che possono danneggiare le cellule e contribuire all'invecchiamento precoce, alla formazione di malattie croniche e all'insorgere del cancro. Studi come Free Radical Scavenging Activity of Curcumin di Priyadarsini et al. (2003) pubblicato su Free Radical Biology and Medicine hanno mostrato che la curcumina ha un effetto protettivo, difendendo il corpo dal danno ossidativo.

Questa preziosa sostanza ha mostrato attività anti-cancerogena, secondo Curcumin as an anticancer agent: A review di Kumar et al., pubblicato nel 2012 su Cancer Letters, la curcumina può prevenire lo sviluppo di tumori e bloccare la progressione di quelli esistenti. Essa inibisce la crescita delle cellule tumorali, promuovendo l'apoptosi, ovvero la morte cellulare programmata, e inibendo l'angiogenesi, cioè la formazione di nuovi vasi sanguigni che nutrono i tumori. 

La combinazione di curcuma con il pepe nero, inoltre, contribuisce alla salute cardiovascolare. La curcumina ha un effetto positivo sulla riduzione dei livelli di colesterolo LDL e trigliceridi, mentre aumenta i livelli di colesterolo HDL, aiutando a ridurre il rischio di malattie cardiovascolari. In Effects of curcumin on blood lipid concentrations: A systematic review and meta-analysis of randomized controlled trials. di Zeng et al. (2015) pubblicato in The Journal of Nutritional Biochemistry si conclude che la curcumina ha effetti benefici sul metabolismo lipidico e sulla salute cardiovascolare.
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Ricetta del Golden Milk

​La preparazione del Golden Milk è abbastanza semplice e richiede pochi ingredienti fondamentali, qui sotto la ricetta tradizionale a base vegetale.
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Ingredienti per 1 tazza di Golden Milk
  • 200 ml di latte vegetale
  • 1 cucchiaino di curcuma in polvere (2 cucchiaini  in caso di pasta di curcuma o di curcuma fresca grattugiata)
  • 1/4 di cucchiaino di pepe nero
  • 1 cucchiaino di olio di sesamo (facoltativo)
  • 1 cucchiaino di dolcificante a piacere (facoltativo)​

Preparazione:
  1. Riscalda il latte in un pentolino a fuoco medio.
  2. Aggiungi la curcuma, il pepe nero, e gli altri ingredienti opzionali nel latte caldo.
  3. Mescola bene fino a quando la curcuma si dissolve completamente.
  4. Porta a ebollizione, quindi abbassa il fuoco e lascia cuocere per circa 5 minuti.
  5. Filtra la bevanda per eliminare eventuali residui solidi e dolcifica a piacere
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Varianti più famose del Golden Milk

Le moderne varianti di questa bevanda si preparano addizionando alla versione base del Golden Milk altre spezie benefiche, che non solo ne migliorano il sapore, ma aumentano anche le proprietà terapeutiche. Oltre alla ricetta tradizionale, la più famosa è quella che prevede l’aggiunta di 1/4 di cucchiaino per tazza di zenzero, che favorisce la digestione, dona energia e aiuta a contrastare batteri e virus. Esistono molte versioni del latte d'oro preparate aggiungendo altre spezie benefiche, come la cannella, che riscalda, stimolala circolazione e possiede un naturale potere battericida, il cardamomo, che ha effetti digestivi e antinfiammatori, o la vaniglia, che aggiunge un sapore più dolce e una leggera proprietà antiossidante.
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In base alle preferenze si può sostituire il latte di soia con altre bevande vegetali, come il latte di mandorla, di riso o di avena per un gusto naturalmente dolce, e tra le più apprezzate la versione con latte di cocco, che non solo conferisce un gusto esotico, ma migliora anche la consistenza della bevanda. Se si desidera un sapore più dolce, basta aggiungere dei dolcificanti naturali come stevia, mascobado, sciroppo d'acero, di agave o stevia, tuttavia, si sconsiglia di addizionare troppi zuccheri e di evitare gli quelli raffinati, che possono ridurre i benefici complessivi della bevanda.
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La pasta di curcuma

Per maggiore comodità è possibile realizzare una base per creare il Golden Milk al momento creando una pasta da conservare in frigorifero e usare al bisogno

Ingredienti:
  • 100 ml di acqua
  • 40 gr di curcuma
  • 5 gr di pepe nero

Preparazione:
  1. Mescola le polveri con l’acqua sino ad ottenere una pasta densa dal colore dorato
  2. È possibile aggiungere 5 gr di altre spezie come zenzero e cannella, aggiustando di conseguenza le dosi della parte liquida
  3. Inserisci la pasta in un barattolino ermetico e conservala in frigorifero per un massimo di 20 giorni
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Come conservare il Golden Milk

Il metodo per preparare il Latte d'Oro è semplice e veloce, senza dubbio, quello che offre il pieno potenziale terapeutico è la preparazione al momento usando radice di curcuma grattugiata, tuttavia, se non disponi dell’ingrediente fresco puoi usare la curcuma in polvere, acquistandola nel reparto delle spezie. Non sempre si ha il tempo di fare il Golden Milk ogni giorno, per ovviare a questo problema si può preparare la pasta di curcuma da tenere in frigo per un massimo di 20 giorni e usare al bisogno, prelevandola sempre con un cucchiaio pulito per evitare contaminazioni.

​Un altro modo per averla subito pronta è quello di creare una piccola scorta preparando una quantità maggiore di Golden Milk e conservandolo in frigorifero per un massimo di 3 giorni dentro un contenitore ermetico. Durante il periodo di conservazione la bevanda potrebbe separarsi, quindi è importante mescolarla bene prima di consumarla, inoltre, è possibile riscaldarla di nuovo, ma occorre fare attenzione a non portarla mai a ebollizione, poiché potrebbe compromettere l’efficacia dei suoi nutrienti.
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Quando bere il Golden Milk

Il Golden Milk può essere consumato durante tutto l'anno, ma è nei mesi freddi che dona il massimo del suo contributo all’organismo, poiché aiuta a riscaldare il corpo, stimolare la circolazione e rinforzare il sistema immunitario, pertanto, consumato caldo in autunno e in inverno, risulta particolarmente utile per affontare il freddo e proteggere dai malanni tipici del clima rigido. Le proprietà antinfiammatorie e antiossidanti lo rendono ideale anche nel periodo primaverile, quando le allergie stagionali e disturbi legati alla congestione nasale sono comuni, in questo caso è preferibile sorseggiare la bevanda a temperatura ambiente.

Il consumo del Golden Milk può essere occasionale o prolungato, tuttavia, per ottenere un effetto potenziato e duraturo se ne consiglia l’assunzione quotidiana. La tradizione yoga ne raccomanda l’uso per 40 giorni consecutivi, basta una tazza al giorno al mattino, nel pomeriggio o alla sera, a seconda delle necessità. Si può usare anche al bisogno in caso di raffreddore, influenza o altri disturbi passeggeri, il consiglio è di bere una tazza al giorno per alleviare il disagio sino alla risoluzione della malattia.

Il momento della giornata ideale per bere il Golden Milk dipende in gran parte dalle esigenze e dall’obiettivo terapeutico: di mattina può fungere come tonico per cominciare la giornata con energia e vitalità, contribuendo a lenire gli eventuali dolori muscolari e articolari che si manifestano al risveglio; alla sera può essere un'abitudine utile a favorire il rilassamento e ridurre lo stress accumulatosi durante il giorno e, se consumato prima di andare a dormire, aiuta il corpo a rigenerarsi durante il sonno; assumere questa bevanda post allenamento è un’ottima idea, in quanto le sue benefiche proprietà aiutano a ridurre l'infiammazione muscolare e favorire il recupero dopo l'esercizio fisico.

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​Controindicazioni del Golden Milk

Il Golden Milk è una bevanda sicura, l’unico inconveniente è la colorazione gialla che lascia sui denti, facilmente eliminabile con una buona igiene orale. Tuttavia, potrebbe presentare delle controindicazioni nelle persone con sensibilità ad uno dei componenti e in rari casi dare luogo ad alcuni effetti collaterali come nausea, bruciore di stomaco, diarrea, crampi e fastidi intestinali. Se si presentasse uno qualunque di questi sintomi interrompere immediatamente il consumo. In particolare l’assunzione di curcuma potrebbe essere sconsigliata in presenza di calcoli biliari, colecisti, ulcere, in gravidanza e nei bambini al di sotto dei 3 anni di età, inoltre, potrebbe interagire con l’uso di anticoagulanti e la terapia insulinica.


Il contenuto di questo articolo non sostituisce in alcun modo la consulenza, la diagnosi o la terapia medica professionale. ​
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Benefici del Golden Milk

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  • Riduce l'infiammazione
  • migliora la flessibilità
  • promuove la salute di muscoli e articolazioni
  • allevia i dolori mestruali
  • depura il fegato
  • riduce lo stress ossidativo
  • riduce l’invecchiamento cellulare
  • inibisce la  proliferazione tumorale
  • attiva il metabolismo
  • aiuta a regolare la pressione
  • aiuta a regolare il colesterolo 
  • favorisce la concentrazione
  • Migliorare la memoria.
  • favorisce il riposo
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Yoga e Santosha, pratiche di contentezza on the mat

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Santosha sul tappetino

Saṃtoṣa o santosha è uno dei cinque niyama descritti nello Yoga Sutra di Patanjali e rappresenta il concetto di contentezza o soddisfazione interiore. Questo principio invita i praticanti a provare un senso di appagamento indipendente dalle condizioni materiali e dalle situazioni momentanee, migliorando la percezione del proprio livello di felicità e soddisfazione. La contentezza derivante da santosha non implica rassegnazione passiva o mancanza di aspirazioni, piuttosto accettazione della realtà e una profonda gratitudine per una vita più serena e consapevole.

Secondo la filosofia yogica, realizzare questo principio
 è fondamentale per raggiungere uno stato di equilibrio mentale e spirituale. Esso incoraggia una visione limpida e positiva, inoltre, ha il potere di placare l'insorgere continuo dei desideri inopportuni e inconcludenti che spesso conducono all'insoddisfazione. Le pratiche su santosha sono volte ad aprire la mente e il cuore per far sì che possiamo riconoscere la bellezza e godere delle qualità positive di ciò che ci circonda, per trovare maggiore gioia e soddisfazione nel quotidiano, uno stato di contentezza stabile e duraturo che trascende le circostanze esterne.
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Santosha nella pratica degli asana

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Attraverso asana, sequenze e mudra che risuonano in accordo con il secondo niyama è possibile contribuire alla realizzazione di santosha. Per uno svolgimento ottimale sarebbe opportuno scegliere uno spazio armonioso, magari familiare, oppure un luogo tranquillo in mezzo alla natura. Prima di iniziare concentrati sul respiro con la mano destra sul ventre e la sinistra sul petto, osserva il suo ritmo e i battiti che pian piano si placano, se vuoi puoi eseguire una respirazione per connetterti alla pratica, ad esempio, inspirando mentre unisci le mani sopra la testa in Anjali Mudra ed espirando mentre le riporti nella zona del cuore.

Opta per movimenti dolci in modo da attivare i muscoli gradualmente, esegui un flusso gentile di posizioni semplici, ad esempio 
Supta Utthita Tadasana, Bitilasana, Urdhva Mukha Pasasana o la posizione della sfinge. Quando le principali rigidità del corpo saranno ammorbidite si potrà proseguire ad un ritmo più brioso per riscaldare adeguatamente la muscolatura ed elevare i livelli di energia, magari con ripetizioni dinamiche, come l'alternanza di Uttanasana e Hasta Uttanasana, oppure con una serie di Saluti al Sole.

Tra le posture yoga più adatte ad onorare santosha troviamo Alanasana, Anjaneyasana, Ustrasana e altri gli piegamenti indietro che aiutano a sperimentare una gradevole sensazione di espansione del cuore, gratitudine e crescente energia. Queste posture, infatti, estendono la regione toracica, creando spazio fisico e psichico per accogliere gli effetti benefici della pratica e offrirci uno slancio di ottimismo. Posizoni simili ad Anahatasana, Chamatkarasana e Urdhva Dhanurasana, agevolano l'allungamento della parte frontale del corpo mantenendo il contatto con la terra, in questo modo aiutano a conseguire un'apertura consapevole, radicata nella realtà e nel presente.
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Anche le flessioni laterali estendono piacevolmente l'area del torace, troppo spesso sottovalutate, sono un vero toccasana per la schiena, predispongono al buon umore e contribuiscono a regalarci il mondo da angolature diverse e trasversali. Inserire nella propria routine yogica un numero appropriato di allungamenti laterali, partendo dalle posizioni più semplici, come Parsva Tadasana, sino a quelle più impegnative, come Parivrtta Janu Sirsasana o Parighasana, sarà utile per alleviare la tensione psicofisica, migliorare la simmetria della colonna vertebrale e donarci una buona dose di benessere per proseguire la giornata.

Il sesto chakra, noto come Ajna, è tradizionalmente associato all'intuizione e alla consapevolezza, esso costituisce un ponte tra mondo interiore ed esteriore, dona calma e una visione più chiara, supportando uno stato mentale adatto allo sviluppo di santosha. Lavorare su Padmasana, Uttanasana e Janu Sirsasana e le altre posture legate al sesto chakra, migliora la comprensione di sé e del mondo. La pratica di posizioni di balancing correlate ad Ajna, come Garudasana, favorisce l'equilibrio psico-emotivo, la sensazione di radicamento e fiducia, migliorando la percezione della realtà e ricordandoci che la felicità di cui abbiamo bisogno si trova nell'essenza.
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Combinare i movimenti con il respiro è un ottimo metodo per agevolare il radicamento nel qui e ora, che favorisce uno stato immediato di benessere e pace interiore, mentre comporre delle mudra in accordo con la pratica, come Padma Mudra, utile ad incrementare l'apertura mentale, la concentrazione e generare una pacata gaiezza, e Hridaya Mudra, noto come il gesto del cuore, è ideale per connettersi con le proprie emozioni, coltivare compassione e far l'emergere emozioni positive.

Scegli  sequenze fluide che aiutino a modulare l'energia  in maniera funzionale alla pratica: dopo aver iniziato con dolcezza per facilitare la connessione mente-corpo, e aver continuato con un ritmo più sostenuto per ottenere un incremento di energia e stimolare la produzione di ormoni del benessere, termina con movimenti gentili e consapevoli, in modo da assaporare il momento presente e le sensazioni positive che si sono generate durante la pratica. In Jathara Parivartanasana chiudi gli occhi e inizia a goderti il riposo. 
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Per finire è importante concedersi un momento di rilassamento profondo in Savasana, questa posizione è fondamentale per disporre appieno dei benefici della pratica, promuovere la calma e migliorare l'accettazione e la consapevolezza del presente, tutte condizioni necessarie per realizzare santosha. Quando il rilassamento è completo ritorna in posizione seduta e, mantenendo gli occhi chiusi, appoggia le mani sul cuore, accenna un sorriso sulle labbra e resta in ascolto del tuo battito e del tuo respiro. Prima di lasciare il tappetino pensa a tre cose per cui ti senti grato in questo momento; infine, unisci le mani in Anjali Mudra e ringrazia te stesso per esserti dedicato questo momento di benessere.
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Nel pranayama

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Anche il pranayama può dare un contributo attivo allo sviluppo di santosha: il controllo consapevole del respiro, infatti, aiuta a rimanere ancorati al presente, inoltre, è in grado di indurre un profondo stato di rilassamento e nel contempo è utile per rigenerare ed equilibrare i livelli di energia, ciò incrementa lo stato di benessere e incoraggia l'emergere di sentimenti di pace e soddisfazione.

La respirazione yogica completa è un esercizio che coinvolge tutte le aree imputate all'atto respiratorio. I movimenti lenti e consapevoli che la caratterizzano, espandono correttamente l'addome, il petto e infine la parte alta del torace, in questo modo migliorano la funzionalità dei polmoni e attivano il sistema nervoso parasimpatico, inducendo uno stato di profonda calma. Questo tipo di respirazione facilita il rilassamento, migliora la consapevolezza, la connessione tra mente e corpo e il senso di appagamento.

Una tecnica che si concentra sulla sincronia tra respiro e il movimento delle mani è il Padma Pranayama o respirazione del fiore di loto, che sfrutta gli aspetti simbolici della mudra nel promuovere serenità e gioia. Il loto rappresenta la purezza che riesce ad emergere dal fango, una metafora che infonde ottimismo e fiducia nei propri mezzi. Durante la respirazione le dita si allontanano e si ricongiungono al ritmo del respiro, come i petali di una corolla che si schiudono nel proprio ciclo biologico, donando una piacevole sensazione di armonia e vitalità.
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E nella meditazione

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​Uno stato mentale sereno rappresenta un terreno fertile per accrescere i livelli di contentezza, per questo la meditazione risulta essere lo strumento più appropriato per onorare santosha nella quotidianità. Essa permette di osservare la realtà in maniera lucida, senza giudizi e preconcetti, allena la mente a restare focalizzata sull'essenza delle cose, incoraggiandoci a vivere pienamente istante per istante. Per potenziare la pratica possiamo comporre dei mudra in sintonia con il concetto di santosha o stare seduti in Padmasana.
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​Dedicare ogni giorno 
alcuni minuti a riflettere su ciò che suscita in noi sentimenti positivi è un esercizio che migliora la percezione della realtà. La meditazione della gratitudine spinge proprio a focalizzarsi sugli aspetti della propria esistenza per i quali si è grati: spostare l'attenzione da ciò che manca a ciò che c'è, provare a riflettere su quanto di buono si trova intorno a noi, smettendo di concentrarci solo sugli aspetti negativi, ci farà sentire più appagati e contribuirà a generare ottimismo e sicurezza per affrontare al meglio le sfide quotidiane.
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La pratica dell'amorevole gentilezza, nota come meditazione Metta, consiste nel dirigere amore verso se stessi e gli altri, ed è una tecnica antica che esorta a sviluppare maggiore tolleranza e compassione. La meditazione Metta inizia generalmente con un invio di sentimenti positivi verso se stessi e le persone care, che viene esteso progressivamente a cerchi più ampi di individui e infine a tutti gli esseri, procurando un grande senso di connessione e di placida contentezza.

​Un altro metodo adatto per ricercare Santosha è meditare su Anahata e Ajna: il quarto chakra predispone ad un atteggiamento accogliente che ci farà apprezzare il lato buono delle cose e  delle persone che ci circondano, aprendo il cuore alla gioia, mentre il sesto chakra conferisce la giusta chiarezza mentale che permette di vedere le situazioni per ciò che sono, migliorando la comprensione di se stessi e del mondo circostante e rivelando tutta la bellezza delle piccole cose.
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Maha Shivaratri, la Grande notte di Shiva. I riti e i luoghi

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​Che cos'è Mahashivaratri, dove e quando si celebra

Maha Shivaratri, Mahāśivarātri o semplicemente Shivaratri, significa letteralmente "la grande notte di Shiva e rappresenta la più importante festa dedicata al dio Shiva, nonchè una delle più sacre dell'induismo. Questa giornata ricorre ogni anno nel mese di Phalguna durante la notte di luna nuova (tra febbraio e marzo del calendario gregoriano) ed è celebrata in tutta l'India e in altri paesi con grosse comunità induiste, come il  Nepal e il Pakistan. Maha Shivaratri rappresenta un'occasione di festa e di rinnovamento spirituale, un momento di profonda riflessione e connessione alla natura e al divino.  

Le origini e i miti del Maha Shivaratri

Le origini di questa ricorrenza affondano nelle tradizioni e nelle pratiche religiose dell'India antica, riflettendo la complessa interazione tra elementi storici, mitologici e rituali. Le radici di Maha Shivaratri emergono già intorno al V secolo a.C. e nel corso dei millenni vanno sempre più ad intrecciarsi con la fitta selva di leggende e cerimoniali, sino ad arrivare ai nostri giorni, consegnandoci una consuetudine ricca e variegata. La festività diviene uno strumento formativo: attraverso la venerazione di Shiva, si cerca di comprendere il ciclo eterno di creazione e distruzione che governa l'universo, al fine di armonizzarsi con esso.​​
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​Uno dei miti più diffusi associati a Maha Shivaratri riguarda la danza cosmica di Shiva. Si narra che nella notte di luna nuova di Phalguna Shiva eseguì la sua danza divina, conosciuta come Tandava, che rappresenta la natura con i suoi cicli di nascita, crescita e morte, l'eterno movimento dell'universo e la continua trasformazione dell'energia. 
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Si narra, inoltre, che in questo giorno Shiva, chiamato anche con l'appellativo Nilakantha, abbia ingoiato il veleno Halāhala prodotto durante Samudra Manthana, l'epica lotta tra gli dei e gli asura narrata nel Vishnu Purana. Il veleno venne trattenuto dal dio nella gola, che per questo divenne blu,  tale atto è metafora della capacità di controllare gli impulsi della mente e del corpo durante la pratica spirituale.
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Secondo la tradizione Maha Shivaratri è anche l'occasione per commemorare il matrimonio tra Shiva e Parvati, la coppia sacra in cui il dio rappresenta la coscienza pura che si fonde con l'energia vitale di cui la sua consorte ne è simbolo. Questa unione divina è vista come l'equilibrio perfetto tra le forze maschili e femminili, essenziali per l'armonia degli individui e dell'universo.
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Shiva, benevolo e distruttore

Shiva è una divinità poliedrica, tra le più complesse e amate del pantheon induista, egli incarna la molteplicità degli aspetti della realtà e rappresenta la forza che dissolve l'universo, permettendo la sua rigenerazione, per questo è conosciuto come il "Distruttore" all'interno della Trimurti, la triade divina composta da Brahma, Vishnu e Shiva, simbolo del ciclo continuo di creazione, preservazione e distruzione che sottende la natura di tutte le cose.

Nonostante questi connotati crudi e potenti, Shiva è una divinità benevola, amica della natura e dedita alla contemplazione, infatti il suo veicolo è Nandi, un toro bianco simbolo di forza, purezza e rettitudine. Shiva rappresenta l'asceta supremo e colui che ha rivelato lo Yoga al mondo, per questo è spesso raffigurato assorto in profonda meditazione. Shiva è il danzatore cosmico, la distruzione che egli apporta, infatti, ha una valenza positiva, trattandosi di un processo necessario per il rinnovamento e la trasformazione in perfetta armonia con l'energia dell'universo in continuo movimento.
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Nell'iconografia classica 
Shiva è raffigurato con il corpo lucente cosparso di cenere e la fronte segnata dal Tripuṇḍra, tre righe orizzontali che ricordano la transitorietà della vita e richiamano le principali triadi della tradizione indù, da qui emerge il terzo occhio, come manifestazione di saggezza e onniscenza. Sul suo capo svetta una mezza luna, indice del dominio sul tempo, mentre dai folti capelli sgorga il Gange, simbolo di purificazione, più in basso il serpente rappresenta l'energia divina e creatrice, mentre il tridente è espressione della Trimurti. 
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Culto e tradizioni

I festeggiamenti della grande notte di Shiva sono caratterizzati da una serie di ​rituali che variano a seconda delle regioni e delle tradizioni locali, ma che condividono elementi comuni. ​La festa è celebrata attraverso la recitazione di preghiere, atti di rinuncia e meditazioni sui temi e sulle qualità legate a Shiva. Nella società contemporanea, pur mantenendo le pratiche tradizionali, le celebrazioni possono includere parate folcloristiche, concerti di musica devozionale e rappresentazioni che narrano le storie della divinità, rendendo Maha Shivaratri non solo un rito religioso ma anche un momento festoso, pieno di colori e di gioia.
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I devoti più ferventi restano svegli tutta la notte, mentre altri visitano i templi dedicati a Shiva, dove si venera il lingam, il simbolo fallico che rappresenta la divinità, a cui si offrono acqua, latte, miele, fiori e foglie di Bel, considerate sacre al dio. Si crede che le offerta alle icone e al lingam, siano un'occasione per rimettersi dai peccati e ricominciare il proprio percorso di vita in maniera virtuosa. Inoltre, procedere con il pellegrinaggio per il Kailasha, un monte sacro a Shiva, favorirebbe il cammino verso la liberazione. Molti devoti intraprendono viaggi verso i principali luoghi di devozione, come i pellegrinaggi ai Jyotirlinga, i 12 templi dedicati al dio sparsi in tutta l'India.
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La veglia notturna, detta Jāgaraṇa, è dedicata alla meditazione, alla recitazione dell'inno "Shiva Chalisa", di mantra come "Om Namah Shivaya" o "Maha Mrityunjaya Mantra", e alla partecipazione a cerimonie di adorazione. La veglia è generalmente divisa in quattro parti, ad ogni quarto viene celebrata una Puja specifica, in cui vengono rispettivamente offerti latte, cagliata, burro chiarificato, ed infine, miele. La pratica del digiuno è comune, variando da quello parziale con consumo limitato a frutta e latte, al digiuno completo. I devoti più ferventi trascorrono tutta la notte svegli e si astengono dal cibo e dall'acqua per l'intera giornata. 

​​​Si ritiene che durante il Maha Shivaratri le pratiche yoga e i mantra aumentino notevolmente il loro potere. Secondo la tradizione, infatti, in questo giorno la disposizione dei pianeti è una delle migliori per elevare la propria energia spirituale e per questo, oltre alle pratiche, si compiono offerte e voti al fine di ottenere una proficua evoluzione nell'esercizio dello yoga e della meditazione verso la liberazione.
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Significato dei riti

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I rituali che si compiono durante questa festa non sono solo atti di devozione, ma servono anche come strumenti per la crescita spirituale, mirando a purificare l'anima e ad avvicinarsi al divino. Nella veglia l'arrivo della luce che dissipa l'oscurità della notte simboleggia la vittoria sull'ignoranza che dona la conoscenza, così come il devoto che vince il sonno in attesa del sorgere del sole. Anche la pratica del digiuno non è una penitenza fine a se stessa, ma rappresenta l'autodisciplina, il dominio su corpo e mente, quindi, sui desideri materiali, causa di sofferenza e insoddisfazione.

Le danze dedicate a Shiva simboleggiano, invece, il perpetuo movimento dell'energia e aiutano a riflettere sulla transitorietà della vita e sui significati dei racconti della mitologia induista portati in scena. 
Le pratiche meditative, infine, inducono il praticante a  sperimentare il senso di unione e a sviluppare un profondo stato di connessione con la natura e l'universo. Attraverso queste atti rituali, i devoti cercano di ottenere la grazia di Shiva e di avanzare nel percorso verso la liberazione spirituale.
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I luoghi e gli eventi del Maha Shivaratri

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In India diverse località sono rinomate per celebrazioni di Maha Shivaratri, le più attive sono certamente quelle dove è più forte il culto del dio Shiva e le città a grande vocazione spirituale. I luoghi in cui sorgono i dodici jyotirlinga sono sicuramente tra i più apprezzati dai devoti per celebrare lo Shivaratri, ognuno di questi templi prende il nome da una manifestazione di Shiva: qui la rappresentazione principale è la stambha, una colonna senza inizio né fine, simbolo della natura infinita di Shiva. Un centro di intensa devozione è Varanasi, una delle città più sacre per gli induisti, ricca di templi dedicati a Shiva e sede del Kashi Vishwanath, uno dei dodici jyotirlinga.

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Nel Tamil Nadu Maha Shivaratri viene celebrato con grande sfarzo nel tempio di Annamalaiyar presso Tiruvannamalai. La tradizione prevede che sia un momento propizio per effettuare il Girivalam o Giri Pradakshina, una camminata a piedi nudi di 14 chilometri attorno ad una collina sulla cui cima viene accesa un'enorme lampada al calar del sole. Durante il cammino si incontrano otto piccoli santuari, gli Ashta Lingam, associati ai 12 segni lunari, che si snodano lungo la circonferenza della collina. 
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Nel distretto di Kanyakumari nel giorno di Shivaratri viene intrapresa Sivalaya Ottam, una maratona rituale che coinvolge i dodici santuari di Shiva che sorgono nella zona. L'evento inizia a Thirumalai e attraversa i successivi dieci templi prima di concludersi a Thirunattalam. I partecipanti, dopo un digiuno di una settimana e un bagno nel fiume, indossano vesti arancioni e iniziano il percorso portando con sé un ventaglio di foglie di palma e cantando mantra, ad ogni tappa riceveranno le ceneri sacre del tempio visitato.
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Il Maha Shivaratri è legato ad un particolare evento detto Natyanjali, letteralmente "adorazione attraverso la danza", si tratta di festival ed eventi dove gli artisti confluiscono nei principali luoghi di devozione per danzare in onore della divinità.  Diverse città  accolgono questa tradizione, tra cui Konark, Khajuraho, Pattadakal, Modhera e Chidambaram, famoso per la sua scultura raffigurante tutti i mudra di danza nell'antico testo indù di arti performative chiamato Natya Shastra.

A Haridwar, i devoti si radunano sulle rive del Gange per partecipare a rituali e cerimonie. Il tempio di Bhavnath Mahadev a Junagadh, nel Gujarat, ospita una fiera annuale che attira migliaia di pellegrini. Altri luoghi in cui la festa è molto sentita sono il tempio di Mahakaleshwar a Ujjain e il tempio di Lingaraj a Bhubaneswar, dove le celebrazioni sono particolarmente grandiose, attraendo visitatori da tutto il paese.
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La respirazione quadrata o box breathing, calma e stabilità

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Che cos'è la respirazione quadrata

La respirazione quadrata, nota anche come box breathing, fa parte dei Sama Vrtti Pranayama, di cui è la variante più famosa, essa rappresenta una tecnica di respirazione yoga basata sull'equilibrio  tra le diverse fasi del ciclo respiratorio, che crea un ritmo armonico e regolare, permettendo un maggior controllo del respiro. La respirazione quadrata, infatti, si articola in quattro fasi uguali, dove inspirazione, ritenzione a polmoni pieni, espirazione e ritenzione a polmoni vuoti, presentano la medesima durata, di solito tra 4 e 8 secondi.
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Una respirazione contro ansia e attacchi di panico

Il ritmo regolare e cadenzato della respirazione quadrata non solo favorisce una connessione profonda con il proprio corpo e la propria mente, ma risulta anche assai benefica per il sistema nervoso. Diversi studi hanno dimostrato che aiuta a ridurre la frequenza cardiaca e a migliorare la concentrazione, rendendo questo pranayama particolarmente utile in situazioni di stress, ansia e panico o prima di eventi importanti che richiedono calma e lucidità. La respirazione quadrata, inoltre, può essere praticata in qualsiasi momento della giornata, specialmente quando si desidera ristabilire l'equilibrio emotivo o affrontare momenti di tensione, per questo è spesso suggerita anche in ambito clinico  come esercizio per la gestione dell'ansia acuta e degli attacchi di panico.

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Come fare la respirazione quadrata

A seguire vedremo come eseguire la respirazione quadrata base che prevede un conteggio di quattro tempi per ognuna delle quattro fasi del ciclo respiratorio. Prima di iniziare siediti in una posizione comoda mantenendo la schiena dritta e le spalle rilassate; le mani possono restare poggiate sulle ginocchia, sul petto oppure comporre un mudra in accordo con la respirazione. Infine chiudi gli occhi, rilassa il viso, distendendo lo spazio tra le sopracciglia, e procedi con l'esercizio, seguendo le istruzioni riportate qui sotto.
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Respirazione quadrata (1:1:1:1) 
Procedura (4-4-4-4)​

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  1. Inspira gradualmente dal naso contando fino a 4 (ripeti mentalmente con calma uno, due, tre, quattro)
  2. Trattieni il respiro con i polmoni pieni d'aria contando fino a 4 (ripeti mentalmente con calma uno, due, tre, quattro)
  3. Espira gradualmente dalle narici contando fino a 4 (ripeti mentalmente con calma uno, due, tre, quattro)
  4. Fai una pausa senza respirare con i polmoni vuoti contando fino a 4 (ripeti mentalmente con calma uno, due, tre, quattro)
  5. Ricomincia il ciclo dal punto 2 e prosegui così per almeno 5 minuti

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​Consigli per la pratica

Per massimizzare i benefici della respirazione quadrata sarebbe bene trovare un ambiente tranquillo: praticare in un luogo silenzioso riduce le distrazioni e aiuta a concentrarsi più efficacemente sul flusso di aria per migliorare la connessione mente-corpo. Tuttavia, al bisogno questo pranayama può essere eseguito ovunque e in qualunque momento della giornata, rivelandosi un valido supporto come rescue remedy nelle situazioni in cui necessitiamo di riportare rapidamente la mente ad uno stato di quiete. La durata è variabile: un minimo di 3-5 minuti vanno bene per un esercizio breve e accessibile, utile, ad esempio, per smorzare il sopraggiungere improvviso di uno stato di criticità acuto; praticare per 10 minuti rappresenta, invece, un tempo discreto per una sessione completa ed efficace; raggiungere i 20 minuti o più è l’ideale quando si voglia svolgere una pratica ottimale e più meditativa.
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La caratteristica saliente della respirazione quadrata è quella di riuscire a mantenere un flusso d’aria regolare e controllato, che deve essere quanto più possibile sincronizzato al tempo che contiamo in ogni fase della respirazione, perciò sarebbe opportuno che alla fine dei secondi stabiliti per l’ispirazione e di quelli assegnati all’espirazione i polmoni fossero rispettivamente del tutto pieni o completamente svuotati. Ricordiamo che durante l’esecuzione di questo esercizio si respira esclusivamente dalle narici, mentre la bocca resta chiusa e rilassata. Se abbiamo un po’ di dimestichezza con le tecniche di respirazione yogica una buona prassi è quella di abbinare alla respirazione quadrata il Respiro del Vittorioso o Ujjayi Pranayama che, attraverso la parziale chiusura della glottide, aiuta dosare la quantità di aria in ingresso e in uscita dal naso.
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Respirazione quadrata con visualizzazione

Mentre si esegue questa tecnica è una prassi diffusa associare alla respirazione la visualizzazione di un quadrato, questo semplice espediente può essere d’aiuto per regolare il ritmo del respiro e sviluppare le qualità positive di questa figura geometrica. Il quadrato, infatti, presenta quattro lati della stessa dimensione, è il simbolo della stabilità, della terra, rappresenta uno spazio ordinato, familiare, protettivo, chiuso e aperto nello stesso tempo, come la cornice di una finestra, le pareti di una casa, un luogo sicuro in cui sentirsi a proprio agio.

​Durante il pranayama, dunque, disegna un quadrato nella tua mente e immagina di percorrere i suoi contorni, associando ogni lato del quadrato ad una delle quattro fasi respiratorie: all’inspiro inizia a contare il tempo percorrendo il lato sinistro dal basso verso l’alto, nella sospensione a polmoni pieni procedi sul lato superiore da sinistra a destra, durante l’espirazione scendi verso il basso e nella ritenzione a polmoni vuoti percorri l’ultimo lato da destra a sinistra per poi ricominciare a risalire con la successiva inspirazione.​​

Varianti ed esercizi preparatori

Sebbene si tratti di un esercizio sicuro, quando non si abbia familiarità con questo pranayama, è bene iniziare sempre in maniera graduale per evitare qualunque tipo di fastidio o scompenso. Nel caso siate neofiti il consiglio è di imparare prima la respirazione triangolare, un Sama Vritti Pranayama ottimo come training per la respirazione quadrata. Questa variante a tre fasi, oltre che allenare a controllare efficacemente il ritmo respiratorio, apporta benefici simili a quelli della respirazione quadrata ma risulta meno impegnativa in quanto non prevede la ritenzione del respiro a polmoni vuoti.

​Un altro 
esercizio pereparatorio valido consiste nell'abbassare il conteggio dell’ultima fase respiratoria (la ritenzione a polmoni vuoti) a 1 (4-4-4-1), per poi aumentarlo nelle successive sedute a 2 (4-4-4-2), proseguire incrementandolo a 3 (4-4-4-3) e infine a portarlo a quattro (4-4-4-4) in modo da eguagliare le altre fasi respiratorie e svolgere l’esercizio completo.

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​Una volta che saremo in grado di eseguire la respirazione quadrata 4-4-4-4 in maniera stabile, duratura e senza sforzo sarà possibile esplorare altre varianti aumentando il conteggio, ad esempio a sei (6-6-6-6), qui ogni fase durerà circa 6 tempi. Se da un lato conteggi lunghi richiedono un maggiore controllo dall'altro aumentano anche l’effetto calmante e i benefici del pranayama. Respirazioni con conteggi ancora più elevati sono adatte a praticanti avanzati e spesso utilizzate per approfondire l'aspetto meditativo: quando si padroneggerà completamente la tecnica, ogni singolo ciclo respiratorio durerà 1 minuto ed ogni fase circa 20 secondi.​
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La 
respirazione quadrata base (4:4:4:4), è considerata una pratica sicura e priva di particolari controindicazioni. Nonostante ciò, se ti trovi in condizioni fisiche o psichiche delicate o in stato di malattia, consulta il tuo medico prima di intraprendere qualunque tecnica respiratoria.
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Benefici della respirazione quadrata​

  • allena a gestire il respiro
  • migliora la capacità polmonare
  • aiuta regolare il ritmo cardiaco
  • contribuisce a diminuire la pressione arteriosa
  • favorisce il rilascio delle tensioni
  • aiuta a gestire ansia e panico
  • riduce lo stress psicofisico
  • promuove l’equilibrio emotivo
  • induce uno stato di calma
  • dona un profondo senso di stabilità
  • ​infonde fiducia in se stessi​
  • favorisce la concentrazione
  • accresce la chiarezza mentale
  • sviluppa la connessione corpo-mente
  • aiuta a ricentrarsi​​​
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5 Consigli per lo Yoga di Natale sul tappetino

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Regalati un po' di benessere

Durante le festività siamo presi da mille faccende e distratti della nuova routine natalizia, tuttavia trovare un po’ di tempo da dedicare allo yoga può essere davvero benefico per la mente, per il corpo e per lo spirito. Continuare a coltivare la pratica può sostenerti nel turbinio luccicante delle feste e trasformare il tuo Natale in un’autentica esperienza di pace e benessere. 
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Consigli per la pratica yoga delle feste

Ecco cinque semplici suggerimenti pratici per una pratica yogica piacevole ed efficace anche durante le feste natalizie
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1 # Svegliati con lo Yoga
La mattina appena svegli è il momento migliore per ritagliarsi un po’ di tempo per lo Yoga, in questa fase della giornata, infatti, siamo più ricettivi e non rischiamo di rimandare la pratica, incalzati dagli impegni natalizi che si accavallano. Iniziare con una pratica che risvegli dolcemente il corpo e la mente, aiuta a programmare in modo ordinato e consapevole l'agenda quotidiana e dona la giusta carica per affrontare le ore successive con più calma e positività. Anche solo 15 minuti possono bastare a regalarti una sferzata di benessere e a rendere la tua giornata più luminosa e creativa.
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2 # Crea un po' di magia
Dedica un angolo della casa per la pratica dello yoga, questo è il periodo perfetto per donare alle tue sessioni un pizzico di magia in più, rendendo l'ambiente confortevole e l'atmosfera distensiva con piccole decorazioni, luci soffuse, candele e incensi in sintonia con lo spirito del Natale. In questo spazio lascia a portata di mano il tappetino e i supporti per invogliarti a fare yoga tutte le volte che ne senti il bisogno, sistema cuscini e coperte, prediligendo materiali caldi e naturali, e spargi aromi naturali dall'effetto rilassante, in questo modo la tua pratica sarà più piacevole, focalizzata e non rinuncerai alla tua pausa magica sul tappetino.

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3 # Formula un Sankalpa
Prima di iniziare la tua sessione di yoga formula un Sankalpa, un’intenzione positiva e consapevole che guiderà la tua pratica e le darà forza e continuità durante le feste. Si tratta di un esercizio che aiuta ad allineare gli obiettivi personali con i valori profondi del Natale, invitando a riflettere su ciò che davvero conta nella propria vita. Questo, infatti, è il periodo ideale per fare un piccolo bilancio dell'anno appena trascorso e scegliere dei propositi costruttivi per quello successivo da cui far germogliare i semi migliori per l'anno nuovo che sta per iniziare.
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4 # Scegli lo yoga adatto
È facile che durante le feste il tempo a disposizione per lo Yoga si riduca, per questo per mantenere una certa regolarità può essere utile apportare alcune modifiche alla pratica abituale. Optare per lezioni brevi e dinamiche conferisce vigore e vitalità, mentre scegliere di sostituire le sessioni più impegnative con uno stile dolce, come il Restorative Yoga, o con esercizi di meditazione di pochi minuti, oltre ad aiutare a dare continuità alla pratica, offre una gradevole pausa di relax. Se proprio non hai tempo per salire sul tappetino cerca almeno di coltivare i principi di Yama e Niyama in sintonia con i valori del Natale.
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5 # Condividi la pratica
Coinvolgere la famiglia o gli amici in una sessione yoga, può essere un’esperienza nuova e divertente che sviluppa il senso di connessione e apporta allegria, ideale da condividere con grandi e piccini. Una lezione completa insieme alle persone a cui tieni creerà un momento speciale di condivisione, ma anche una pratica più breve e meno impegnativa andrà benissimo. Ad esempio, eseguire dei semplici Saluti al Sole, è perfetto per generare energia positiva e onorare la nostra splendida stella, che a partire dal solstizio d’inverno, pochi giorni prima del Natale, ricomincia a donarci più luce.
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Sama Vritti Pranayama, che cos'è la respirazione ritmica

Il Sama Vritti Pranayama o respirazione ritmica, identifica un insieme di tecniche yoga che attraverso il respiro migliorano benessere psicofisico e risultano particolarmente efficaci nel contrastare l'ansia e lo stress. Il termine sanscrito sama vuol dire “stessa”, il successivo vrtti significa “regola, stile, modo”, mentre pranayama si traduce come “controllo del respiro”, nel complesso queste parole esprimono la capacità di modulare il respiro in parti uguali, cioè rendendo le varie fasi della respirazione uniformi e della medesima durata. Nei testi classici, come nello Yoga Sutra di Patanjali, il pranayama è considerato un mezzo per raggiungere il controllo della mente (chitta vritti nirodha), e per accedere a stati superiori di consapevolezza, in tal senso la respirazione ritmica ne sottolinea l'importanza attraverso il dominio perfetto delle diverse fasi respiratorie.
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Quando fare la respirazione ritmica

La respirazione ritmica si distingue per la sua semplicità e versatilità, bastano pochi minuti al giorno per ottenere benefici significativi, utili a migliorare la regolazione emotiva e la qualità della vita. Questo approccio è particolarmente indicato in situazioni di stress acuto, negli stati di ansia, nella gestione degli attacchi panico o semplicemente come parte di una routine quotidiana per il benessere generale. La pratica regolare aiuta a sviluppare una maggiore resilienza allo stress e a promuovere uno stato di calma mentale, rendendola uno strumento ideale sia in ambiti clinici che personali.
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I benefici per la salute della respirazione ritmica

La respirazione ritmica è particolarmente apprezzata per la sua capacità di sincronizzare corpo e mente, rendendola un valido supporto per affrontare le sfide quotidiane e ritrovare serenità. La sua pratica è ampiamente utilizzata per migliorare il focus e promuovere uno stato di rilassamento e trova applicazione sia in ambiti clinici che personali, rendendosi particolarmente utile negli stati di emergenza per la sua capacità di regolare il sistema nervoso in tempi abbastanza rapidi.

Gli effetti benefici del Sama Vritti Pranayama sono da tempo apprezzati nel settore medico e psicologico, la respirazione ritmica, infatti, diminuisce l'iperattività del sistema nervoso simpatico, per questo è in grado di ridurre lo stress e l’ansia, migliorando la gestione delle emozioni e favorendo il rilascio delle tensioni fisiche e mentali. La respirazione ritmata e ben dosata di questo pranayama ha un forte potere stabilizzante sulla mente, in quanto produce un immediato effetto calmante, ristabilisce l'equilibrio emotivo, migliora la concentrazione, sviluppa il buon senso e la chiarezza mentale.
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La respirazione ritmica rappresenta un alleato per la salute dell'apparato cardiocircolatorio e respiratorio: attraverso la modulazione del sistema nervoso autonomo, contribuisce a migliorare la variabilità della frequenza cardiaca, a diminuire la pressione arteriosa e ottimizzare la funzione polmonare. La pratica di respirazioni profonde e controllate, infatti, contribuisce a stabilizzare il ritmo respiratorio, a ridurre la frequenza dei respiri a riposo, a migliorare l'elasticità dei dei polmoni e la loro capienza, facilitando l'ossigenazione del sangue, ottimizzando le funzioni metaboliche e la capacità di adattamento dell’organismo allo stress.
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Le fasi del respiro in Sama Vritti Pranayama

Le fasi del respiro nel sistema yogico tradizionalmente sono quattro:
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  1. puraka (inspirazione) 
  2. antara kumbhaka (ritenzione del respiro a polmoni pieni)
  3. rechaka (espirazione)
  4. bahya kumbhaka (ritenzione del respiro a polmoni vuoti)

Queste fasi possono essere tutte presenti, o parzialmente, quando una o entrambe le ritenzioni non vengono considerate. Sama Vritti Pranayama è una respirazione ritmica che consta di parti uguali, cioè ogni atto respiratorio, che si tratti di inspirazione, espirazione ed eventuali ritenzioni, ha la medesima durata. 

Varianti e rapporti

Il Sama Vritti Pranayama prevede diverse varianti che adattano la durata delle fasi respiratorie alle esigenze individuali, la versione più conosciuta è la famosa respirazione quadrata o box breathing, in cui ad ogni ciclo respiratorio corrispondono quattro fasi di eguale durata, cioè inspirazione, sospensione, espirazione e ritenzione a polmoni vuoti presentano la medesima durata. Un'altra variante molto conosciuta è la respirazione triangolare, che consta di solo tre fasi (inspirazione, sospensione ed espirazione), apportando benefici simili a quelli della respirazione quadrata ma con un approccio semplificato, dal momento che non prevede la ritenzione del respiro alla fine dell'espirazione, risultando meno impegnativa.

Le varianti sono spesso descritte con numeri intervallati da segni di interpunzione: i numeri separati dai due punti esprimono il 
rapporto tra le fasi della respirazione, ad esempio 1:1:1:1 rappresenta la respirazione quadrata dove, appunto, inspirazione, ritenzione, espirazione e ritenzione finale hanno rapporto 1 a 1, cioè la medesima durata, mentre i numeri separati da trattini indicano il conteggio all'interno di ogni fase, di solito stimato in secondi, ma anche costituito da parole, immagini o mantra, dunque, nel concreto se leggiamo 4-4-4-4  significa che ad ogni fase respiratoria si conta sino a quattro.
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Suggerimenti e precauzioni

La caratteristica saliente del Sama Vritti Pranayama è quella di riuscire a mantenere un flusso d’aria regolare e controllato, che deve essere quanto più possibile sincronizzato al tempo che contiamo in ogni fase della respirazione. Se abbiamo un po’ di dimestichezza con le tecniche di respirazione yogica una buona prassi è quella di abbinare al Sama Vritti Pranayama il Respiro del Vittorioso o Ujjayi Pranayama che, attraverso la parziale chiusura della glottide, aiuta dosare la quantità di aria in ingresso e in uscita dal naso.
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Il Sama Vritti Pranayama nelle sue versioni di base rappresenta una pratica accessibile, efficace e ricca di benefici utili per migliorare il benessere dell’organismo, la respirazione quadrata e quella triangolare a basso conteggio, sono considerate pratiche sicure e prive di particolari controindicazioni, tuttavia, le varianti con conteggi elevati andrebbero praticate solo dopo un adeguato percorso di acquisizione delle pratiche di pranayama e purchè si goda di uno stato di salute compatibile con le tecniche avanzate. Se ti trovi in condizioni fisiche o psichiche delicate o in stato di malattia, consulta il tuo medico prima di intraprendere qualunque tecnica respiratoria.
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Benefici generali di Sama Vritti Pranayama

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  • allena a gestire il respiro
  • migliora la capacità polmonare
  • aiuta regolare il ritmo cardiaco
  • contribuisce a diminuire la pressione arteriosa
  • favorisce il rilascio delle tensioni
  • aiuta a gestire l'ansia
  • riduce lo stress psicofisico
  • favorisce l’equilibrio emotivo
  • induce uno stato di calma
  • promuove la concentrazione
  • accresce la chiarezza mentale
  • sviluppa la connessione corpo-mente​
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Yoga per il Natale, le pratiche per festeggiare in armonia

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Luce e gioia!

Il Natale è una tradizione antica e luminosa, ricca di valori positivi, tuttavia, mantenere l’equilibrio in un periodo così intenso è importante per trascorre questa ricorrenza in maniera lieta e spensierata. Lo Yoga, con la sua capacità di unire corpo, mente e spirito, può diventare un prezioso alleato ​per godersi il Natale in serenità e in salute. Preparati a scoprire le pratiche migliori per il Natale e a integrare la filosofia yogica nelle tua vita per delle feste piene di luce e gioia!
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Perché praticare yoga durante le feste?

Durante le festività il corpo e la mente affrontano molti stimoli ed emozioni, lo Yoga offre strumenti pratici per gestire stress e ansia, migliorare la qualità del sonno e rafforzare il sistema immunitario, messo alla prova dalle temperature rigide e dagli impegni ravvicinati. In questo periodo, infatti, il sistema nervoso è sotto pressione a causa delle molte aspettative e incombenze, dedicare un po' di tempo alla pratica permette all'organismo di rilassarsi e recuperare energie, aiutandoci a non arrivare spompati nei momenti più importanti.

Il movimento consapevole e bilanciato dello Yoga rappresenta un'attività utile per contrastare gli effetti avversi delle feste dovuti alla sedentarietà e soprattutto ai pasti abbondanti, ipercalorici ed elaborati tipici del Natale. Ricordiamo, inoltre, che questa disciplina non solo migliora il benessere fisico e psicologico ma promuove anche valori profondi, come la gratitudine, la condivisione, la pace e la tolleranza, che sono tutti principi in perfetta sintonia con lo spirito natalizio.

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Natale sul tappetino

Ecco alcuni semplici suggerimenti utili a rendere la tua pratica sul tappetino armoniosa, efficace e costante anche in mezzo al caos delle feste

​Asana di gioia e connessione
ll Natale è la festa dei buoni sentimenti, in cui si augurano felicità e pace, gli asana che espandono l’area del petto e delle spalle predispongono all’apertura e incrementano l’energia, posizioni come Trikonasana, Chamatkarasana, Dhanurasana e Ustrasana sono perfette per darci una carica positiva e aprire il cuore alla gioia. Le feste sono anche un turbinio di emozioni e di acquisti compulsivi, le aperture del bacino aiutano a lasciare andare i sentimenti negativi per fare spazio ad altri più costruttivi ed esortano simbolicamente a ridurre l’attaccamento verso i beni materiali, per arrivare pronti e rinnovati al nuovo anno. Infine, gli asana introspettivi e meditativi, come Balasana, Pashimottanasana, Padmasana e Vajrasana, donano calma, aiutano a ricentrarsi, migliorano il senso di connessione e invitano alla riflessione sulle qualità positive del Natale.

Adattare la pratica
Durante le feste la routine cambia, il tempo a disposizione scarseggia e tendiamo a rimandare le attività consuete, persino lo Yoga, per questo scegliere pratiche brevi, spesso, si rivela la mossa giusta. Di fronte a un programma troppo pretenzioso, infatti, rischiamo di saltare le lezioni o addirittura di fermarci, dal momento che sessioni lunghe e faticose possono risultare poco compatibili con la fitta agenda natalizia. Sequenze semplici ed efficaci di durata limitata, come i Saluti al Sole, richiedono un impegno minore e sono più facili da inserire tra una faccenda e l’altra, aiutando a garantire una pratica regolare anche durante le feste. Infine, sostituire le lezioni più lunghe con brevi sessioni di pranayama o meditazioni a tema natalizio può essere un’ottima scelta per dare continuità alla pratica e regalarsi una piccola pausa di benessere in armonia con l’atmosfera del momento.

Lo stile giusto
Il Restorative Yoga è perfetto per il Natale, poiché si concentra sul rilassamento profondo attraverso posizioni mantenute a lungo con il supporto di cuscini e coperte. Questo stile aiuta a rilassare i muscoli e a calmare la mente, perciò è l’ideale per chi desideri spezzare la frenesia delle feste con una pratica dolce e rigenerante. Il Vinyasa Yoga, invece, è indicato per chi senta il bisogno di uno stile più dinamico. Le sequenze fluide e sincronizzate al respiro riscaldano il corpo, migliorano la circolazione e aiutano a bruciare le calorie accumulate durante i ricchi pasti delle feste, preparandoci ad affrontare con più vitalità il periodo natalizio e il freddo invernale.
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Pranayama

A seguire ti indicheremo tre pranayama che ti aiuteranno ad affrontare le feste con più serenità e a sentire meno la fatica dei preparativi

Nadi Shodhana
Nadi Shodhana, la respirazione a narici alternate, è perfetta per ristabilire l’equilibrio psichico stravolto dalla frenesia delle feste, si tratta di un pranayama che aiuta a bilanciare l’organismo, regolando la frequenza cardiaca, abbassando, i livelli di pressione arteriosa e migliorando il tono vagale. La pratica di Nadi Shodhana induce uno stato di calma e migliora la concentrazione, aiutandoci a regolare le energie e a rigenerarci attraverso il respiro.

Sama Vritti Pranayama 
Consiste in una tecnica che divide il respiro in fasi di uguale durata, le varianti più usate sono la respirazione triangolare e quella quadrata che sono celebri per la loro capacità di regolare il sistema nervoso e ristabilire l'equilibrio emotivo, spesso usate in ambito clinico come esercizio calmante. Per tale motivo questa respirazione con le sue varianti si rivela un valido ausilio per ridurre lo stress e l’ansia nei momenti più critici delle feste.

Kapalabhati
Il Respiro del Teschio Lucente è conosciuto principalmente per le sue proprietà energizzanti, inoltre, questo pranayama aiuta a ridurre i livelli di infiammazione dell’organismo, incrementa la capacità polmonare, promuove una migliore ossigenazione cerebrale, migliorando la salute di organi e tessuti e donando una maggiore chiarezza mentale. Kapalabhati è, dunque, ideale per affrontare le festivià più carichi e focalizzati.

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Meditazioni per il Natale

Oltre alla pratica fisica, integrare momenti di meditazione nella tua routine ti donerà calma e consapevolezza, prova queste pratiche semplici e adatte al clima natalizio.

Meditazione Attiva
La meditazione attiva, che integra movimenti lenti e consapevoli, è ideale per il Natale, ad esempio, le attività svolte in maniera lenta e consapevole, come camminare concentradosi su ogni passo, mangiare con attenzione il pasto, anche semplicemente mettere gli addobbi di natale focalizzandoci pienamente sull’intenzione, sono esercizi che aiutano a vivere il momento presente, aiutandoci a godere appieno delle esperienze natalizie, riducendo ansia e distrazioni.

Meditazione Metta
La meditazione Metta, o meditazione della benevolenza, invita a generare sentimenti di compassione e gentilezza verso se stessi e gli altri, abbandonando i pregiudizi e le ostilità che appesantiscono l'animo. Svolto nel periodo delle festività questo esercizio di tolleranza e amore può essere particolarmente significativo per rafforzare i legami familiari, riallacciare rapporti e promuovere un senso di pace e connessione universale.

Meditazione della luce dorata
Questa bellissima meditazione ha un alto potere trasformativo e rigenerante, aiuta ad elevare lo spirito ed è in perfetta armonia con l'atmosfera luminosa delle feste natalizie, che sopraggiungono proprio nelle immediate vicinanze del solstizio d’inverno, quando la luce torna gradualmente a crescere. Durante la pratica saremo pervasi da una magnifica luce dorata, che ci ricaricherà di energia positiva e ci regalerà una meravigliosa sensazione di benessere.
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Yoga per nutrire lo spirito

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Lo Yoga è una filosofia che invita a vivere le festività con una prospettiva più profonda e consapevole anche attraverso i suoi principi cardine, ecco quelli più in sintonia con questo periodo.

Ahimsa, la non-violenza 
Il Natale è una ricorrenza in cui si esaltano i sentimenti positivi, dedica piccoli gesti di gentilezza verso il prossimo, dal collega di lavoro al familiare, pratica la compassione nei confronti dei più deboli e degli emarginati, è una palestra che allena a una migliore comprensione di sé e del mondo. Questo è anche il momento giusto per regalare più affetto a te stesso: perdonati qualche errore e concediti qualche coccola. Infine, prepara pasti a bassa dose di sofferenza, come quelli plant based, o almeno prova questo tipo di dieta per alcuni giorni, sentirai il corpo e lo spirito più leggeri! 

Aparigraha, il non-attaccamento
Durante le feste, evita di sovraccaricarti di aspettative e di concentrarti esclusivamente sugli aspetti materiali come regali e spese eccessive. Accetta che tutto non debba essere perfetto e impara a lasciare andare, abbandonando giudizi e preconcetti, il desiderio spasmodico di oggetti che non userai mai o quasi. Dirada anche le attività che non ti arricchiscono, gli incontri forzati e tutto ciò che appesantisce inutilmente la tua agenda natalizia, per valorizzare, invece, il tempo passato con gli affetti sinceri e le esperienze di qualità che nutrono il cuore e la mente.

Santosha, la contentezza
Questo principio Yoga si sposa perfettamente con i valori del Natale, in quanto ci invita a ricercare la felicità nell’essenziale e nella semplicità insegnandoci a godere delle piccole cose e degli affetti più autentici. Crea un diario della gratitudine: ogni sera, scrivi tre cose di cui sei grato, questo semplice rituale aumenta il focus sugli aspetti positivi della propria esistenza, aiuta a scovare la bellezza intorno a noi e può trasformare la percezione di questa festa da una celebrazione vuota, trainata solo dal consumismo e dalle apparenze, a un momento magico che scalda il cuore e dona gioia.

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Il Natale è un’opportunità per riflettere e connettersi con se stessi e gli altri, integrare queste pratiche nella tua routine natalizia può aiutarti a ritrovare pace e forza, trasformando le festività in un momento di benessere e in un’occasione di crescita interiore, permettendoti di vivere ogni giorno con consapevolezza e gratitudine. Con lo Yoga il tuo Natale sarà un viaggio ancora più speciale e luminoso verso la pace e l’armonia, la tua mente, il tuo corpo e il tuo spirito ti ringrazieranno! 
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Un Natale ... Non sempre Sereno

Il Natale è uno dei momenti più attesi dell’anno​, un periodo di festa e partecipazione amato da grandi e piccini, pieno di luci scintillanti, profumi speziati e condivisione, tuttavia per molte persone, può trasformarsi in una fonte di stress, tra la pressione degli impegni sociali e familiari, le scadenze lavorative da chiudere e il vortice del consumismo che mette a dura prova il bilancio finanziario. Sebbene la pratica dello Yoga possa sembrare una filosofia lontana anni luce dalle tradizioni occidentali del Natale è proprio in questo periodo che può dare un contributo significativo, rivelandosi un potente strumento per recuperare equilibrio, serenità e benessere e offrendo soluzioni pratiche per affrontare le sfide emotive e fisiche delle feste, affinché il periodo natalizio si traduca in un’esperienza più profonda e consapevole.
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La pratica che fa bene alle feste

Negli ultimi anni, numerose ricerche scientifiche hanno dimostrato i benefici dello yoga sulla riduzione dello stress e sulla regolazione emotiva. Uno studio pubblicato sulla rivista Frontiers in Psychology (Zok A, Matecka M, Bienkowski A and Ciesla M (2024) Reduce stress and the risk of burnout by using yoga techniques. Pilot study. Front. Public Health) ha evidenziato come la pratica regolare dello yoga possa ridurre significativamente i livelli di cortisolo, l'ormone dello stress, e migliorare la capacità di resilienza mentale. Durante le festività, quando la pressione emotiva tende a salire, integrare le pratiche yogiche nella quotidianità può aiutare a mantenere la calma e a dosare le forze per evitare di esaurire le energie psicofisiche e rovinarci le vacanze con un brutto burnout.
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Questa disciplina ci viene in soccorso anche per contrastare gli effetti di uno stile tipico del periodo natalizio, tra cene abbondanti e lunghe ore trascorse in casa, il corpo può accumulare tensioni, tossine e chili in eccesso. L'attività fisica è fondamentale per la salute dell'organismo, lo yoga offre una soluzione semplice ed efficace per mantenere il corpo attivo attraverso il movimento consapevole. Uno studio di Kumar et al. (Role of Yoga for Patients with Type II Diabetes Mellitus, 2016, Complementary Therapies in Medicine) ha dimostrato che lo yoga migliora la flessibilità muscolare, la forza, l'equilibrio e la circolazione sanguigna contribuendo al benessere cardiovascolare, a regolare i parametri metabolici e a migliorare il controllo glicemico, riducendo i rischi di malattie croniche.
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L’inverno, inoltre, richiede una particolare attenzione contro le malattie stagionali. La scienza ha dimostrato che lo yoga può avere un impatto positivo sul sistema immunitario grazie alla riduzione dello stress e all’aumento della produzione di endorfine. Uno studio condotto dall’Università della California (David S. Black et al., Yogic meditation reverses NF-κB and IRF-related transcriptome dynamics in leukocytes of family dementia caregivers, 2012, Psychoneuroendocrinology) ha rilevato che la pratica regolare dello yoga può migliorare la funzione delle cellule NK (Natural Killer), fondamentali per la risposta immunitaria. Praticare yoga durante il periodo natalizio non solo aiuta a gestire meglio lo stress e a mantenere il corpo attivo ma contribuisce anche alla salute dell'organismo, un aspetto importante per godersi le feste senza brutte sorprese.
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​I valori del Natale nello Yoga

La pratica dello Yoga durante il periodo natalizio non è solo una questione di benessere fisico. Attraverso il respiro consapevole, la meditazione e gli asana, è possibile sviluppare una connessione più profonda con se stessi e con gli altri. Il Natale è tradizionalmente associato a valori positivi come la bontà, la generosità e la pace, tutti principi in perfetta sintonia con la filosofia yogica, questo periodo dell’anno offre quindi un’opportunità unica per approfondire il legame con la propria spiritualità, ricordiamo sempre che lo Yoga è un ottimo strumento di crescita interiore che non contrasta con il sentimento religioso o un eventuale credo.
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Un elemento distintivo di questa disciplina è la sua capacità di adattarsi: anche nelle giornate più impegnative, bastano pochi minuti di pratica per ristabilire l’equilibrio. Le posizioni sono utili per alleviare tensioni muscolari accumulate durante le estenuanti sessioni culinarie o le lunghe ore in giro a caccia di regali, allo stesso tempo, tecniche di respirazione si rivelano efficaci per calmare la mente sovreccitata dai mille impegni. Lo Yoga può diventare anche un’esperienza condivisa: praticare insieme alla famiglia o agli amici crea un’atmosfera di intimità e armonia che rafforza i legami affettivi, ad esempio, una semplice sequenza di Saluto al Sole può trasformarsi in un momento di connessione e allegria. Inoltre, coinvolgere i bambini in attività yogiche creative permette di trasmettere loro valori importanti in modo ludico.
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​Lo Yoga invita a vivere il Natale con una prospettiva più profonda, incoraggiando una riflessione sui veri significati di questa festa. Questa filosofia insegna a coltivare la gratitudine e a vivere nel momento presente, due principi molto potenti che possono trasformare il modo in cui approcciamo le festività, rendendo il Natale un periodo di autentica gioia e condivisione. Anziché concentrarsi esclusivamente sui beni di consumo, è possibile focalizzarsi su piccoli gesti di gentilezza, momenti di ascolto e atti di altruismo, scegliere dei regali pensati, non necessariamente costosi, magari creati con le nostre mani o che abbiano un valore affettivo più che materiale. 
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Magia del Natale e Potere dello Yoga, WOW!

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Il Natale è un momento ideale per esplorare la meditazione come parte integrante della pratica yogica. La meditazione della gratitudine, ad esempio, può aiutare a riscoprire la bellezza delle piccole cose e a vivere il Natale con un maggiore senso di pienezza e gioia. Chiudendo gli occhi e concentrandosi sul respiro, si può portare l’attenzione a tutti quegli aspetti della vita che meritano apprezzamento: dalla presenza di persone care sino all'incanto di un paesaggio invernale, questo tipo di esercizio non solo migliora l’umore, ma accresce anche il sentimento di appartenenza e di connessione con il mondo.

Inserendo lo Yoga nella routine quotidiana anche nel periodo natalizio, è possibile trasformare le feste in un’esperienza di crescita personale, equilibrio e armonia. Non importa se sei un principiante o un praticante esperto: il Natale è l’occasione perfetta per scoprire il potere benefico dello Yoga e ritrovare  benessere e serenità, essenziale per vivere le festività in maniera profonda e significativa. E poi diciamo la verità, praticare la meditazione, il pranayama o gli asana sotto le lucine natalizie, vicino l'albero, magari illuminati dalle candele o dal caminetto ci regalerà dei momenti di pura magia.
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    ​Rosa Beltrami

    Founder di Wonderflow Yoga, ha una laurea in comunicazione visiva, ama follemente il suo pianeta e, ovviamente, lo Yoga!

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