Wonderflow Yoga

Yoga & Benessere Naturale

• TUTTI GLI ARGOMENTI
​• ASANA • PRANAYAMA • MEDITAZIONE 
• AYURVEDA • SALUTE & BENESSERE

• FILOSOFIA • LIFE STYLE
Access Octomono Masonry Settings
  • Wonderflow Yoga
    • Yoga
    • Asana
    • Pranayama
    • Meditazione
    • YOGA CON ROSA
  • Yoga e Life Style
  • About
    • Me
    • Contact

Dolore cronico e acuto: lo yoga, terapia alternativa per alleviarlo

Read Now
 
Foto

Che cos’è il dolore

Il dolore non si può classificare come una semplice una sensazione spiacevole percepita dal nostro corpo, ma deve essere inteso come un’esperienza che coinvolge la sfera sensoriale, cognitiva ed emotiva, la cui durata può variare nel tempo determinando fenomeni acuti o cronici. La modulazione del dolore avviene mediante la liberazione di neurotrasmettitori, in particolare oppioidi endogeni, che vengono prodotti in misura diversa da ognuno di noi determinando la nostra personale “soglia del dolore”.

Il dolore può essere prodotto da fenomeni esterni o interni, come malattie e traumi, tra le più comuni cause di sofferenza vi sono varie forme di mialgia, il mal di schiena, l'emicrania, dolore addominale, dell'anca e del ginocchio, il dolore neuropatico e quello oncologico; in base alla gravità e alla durata con cui si manifesta può essere considerato esso stesso come una malattia, producendo degli effetti negativi sul corpo e sulla psiche, come alterazioni dell’umore, atteggiamenti posturali sbagliati, alterazioni delle funzioni vitali, peggiorando la qualità di vita della persona.

Foto

Il dolore acuto e quello cronico

Mentre all’insorgenza del dolore acuto partecipa una singola e precisa causa, per lo più una risposta ad un danno tissutale o ad uno stimolo che può mettere in pericolo l’organismo, che si risolve con la guarigione dei tessuti o l’allontanamento della causa scatenante, nel caso del dolore cronico possono partecipare diversi fattori a volte poco chiari, che non si risolvono nel breve termine.

Il dolore cronico è definito come un dolore che dura oltre il normale tempo di guarigione dei tessuti, generalmente considerato di 12 settimane, il suo instaurarsi contribuisce a disabilità, ansia, depressione, disturbi del sonno, scarsa qualità della vita e costi sanitari. Il dolore cronico ha una prevalenza in Italia del 21% ed è uno dei problemi di salute più diffusi nel mondo, si stima ne sia colpito dal 5,5% al ​​33% della popolazione adulta mondiale con milioni di persone affette da condizioni come mal di schiena, mal di testa, artrite, fibromialgia e malattie neurologiche.

​Inoltre, quando il dolore si cronicizza, si osservano cambiamenti strutturali in più regioni del cervello coinvolte negli aspetti emotivi e attentivi, che possono portare a una ridotta capacità della sua regolazione. Il dolore stesso altera i circuiti cerebrali, compreso quello relativo al dolore endogeno, suggerendo che diventerà sempre più difficile controllarlo man mano che si cronicizza, per questo agire tempestivamente può portare ad una migliore gestione del problema.
​
Foto

Capire i meccanismi che regolano il dolore per arginarli

Il processo doloroso di solito inizia a partire dallo stimolo doloroso, che viene percepito dai nocicettori, dei veri e propri sensori che trasmettono ai nervi il segnale rilevato; questi a loro volta lo fanno arrivare al midollo spinale, dove risale sino al sistema nervoso centrale, che decodifica il dolore e ne modula la risposta. Una volta completata l’analisi, infatti, il cervello si occupa di attivare la reazione emotiva (ad esempio la paura) quindi, quella periferica, quando cioè, l’impulso nervoso prende la via discendente verso i muscoli per attivare la risposta motoria (ad esempio allontanarsi dalla causa del dolore) e verso il sistema respiratorio e cardiocircolatorio, che modificano il loro andamento.

L’origine del dolore, però, non sempre ha una genesi esclusivamente nocicettiva, ma può anche essere di natura neuropatica, nel caso vi sia un interessamento del sistema nervoso centrale e/o periferico, psichica, se provocato da cause mentali ed emotive, e mista quando alla sua insorgenza concorrono due o più fattori.
Foto

Dolore ed emozioni

L’esperienza del dolore può essere profondamente influenzata dallo stato emotivo e dalla direzione dell’attenzione, infatti, alcune regioni del cervello in cui si elabora il dolore sono anche imputate nei processi emotivi e attentivi. La risposta emotiva del dolore sembra essere controllata dalla sostanza grigia periacqueduttale, che è il centro di controllo primario per la modulazione discendente del dolore e per la produzione di alcuni ormoni che influenzano il nostro stato psicofisico, quali la noradrenalina e la serotonina. È così che l’esperienza del dolore può variare a seconda dell’emozione che stiamo vivendo.

È noto che l’empatia per la sofferenza di un altra persona può condizionare la sensazione dolorosa individuale, ciò avviene sotto l’influenza dell’insula, la zona del cervello dove immaginiamo e prevediamo il dolore, per questo focalizzare l’attenzione può ridurre la sofferenza distraendo dalla percezione dello stimolo doloroso. Inoltre, creare un’aspettativa di sollievo è in grado di attivare i circuiti oppioidergici endogeni discendenti, generando un effetto analgesico. Grazie a questi meccanismi, interventi non farmacologici come lo yoga e la meditazione possono rivelarsi efficaci.
​

Trattamento del dolore

Il dolore cronico viene spesso trattato con terapie farmacologiche che nel lungo termine possono provocare effetti poco piacevoli, tra i farmaci più utilizzati nella terapia del dolore troviamo gli antinfiammatori non steroidei (FANS), il paracetamolo, gli analgesici adiuvanti e gli oppiacei, che presentano diverse controindicazioni e gli ultimi in particolare inducono facilmente la dipendenza.
Per fortuna esistono diverse alternative di trattamento non farmacologico che possono affiancare, in alcuni casi sostituire, le cure tradizionali e aiutare a gestire il dolore cronico.
​
​
Foto
Foto
​Le terapie mente-corpo sono quelle più efficaci, tra cui figurano lo yoga, la meditazione e la terapia cognitivo comportamentale. Gli interventi basati sulla consapevolezza riducono la percezione del dolore, aumentano la mobilità, migliorano il funzionamento dell’organismo e il benessere. Integrando tale metodologia con le terapie convenzionali, con la creazione un piano di gestione del dolore multidisciplinare, i medici possono migliorare i risultati del trattamento e potenzialmente ridurre l’utilizzo dei farmaci correlati al dolore.
Foto

Come e perchè lo yoga ci aiuta ad alleviare il dolore

La pratica dello Yoga oggi risulta sicura ed efficace nel trattamento del dolore cronico e può essere tranquillamente utilizzata in combinazione con altre modalità di trattamento, sia alternative che tradizionali; i vantaggi di questo tipo di approccio derivano dalla cura simultanea degli aspetti organici ed emotivi e includono una migliorata gestione del dolore, nessun rischio di dipendenza, possibilità di associazione alle altre terapie e una maggiore efficacia in condizioni di comorbilità, come ansia e depressione. La combinazione di asana, pranayama, meditazione assieme ad una dieta sana e detossificante, possono contribuire concretamente a risollevarci, donandoci benefici a livello fisico e psicologico.

Foto
Foto
Per molti anni, il trattamento per il dolore cronico raccomandava il riposo, tuttavia, in seguito è emerso che l’esercizio fisico moderato e costante può ridurre la gravità del problema e indurre un miglioramento generale della salute, per questo oggi l’attività fisica è sempre più raccomandata nella gestione del dolore cronico.

Foto
Gli asana sono degli alleati perfetti, si è visto, infatti, che gli esercizi di stretching sono in grado di apportare benefici negli individui con sintomatologia dolorosa muscolo-scheletrica, in particolare l’allenamento misto, inteso come combinazione di esercizi aerobici, forza e flessibilità, produce miglioramenti a livello fisico. Lo yoga, è in grado di proporre un allenamento completo, includendo esercizi di stretching, consapevolezza corporea, respirazione e, se utile, di potenziamento muscolare, pertanto risulta un metodo efficace. Gli asana, attraverso gli allungamenti e l’effetto di massaggiamento sugli organi e tessuti, riducono l’infiammazione del mesoderma, poichè diminuiscono i processi dolorosi riflessi, e stimolano i recettori del tatto protopatico che, usando dei canali di trasmissione più rapidi di quelli della trasmissione dolorosa, inibiscono l’informazione del dolore a livello del midollo. Inoltre, il rilassamento e il pranayama con l’aumento dell’ampiezza e la riduzione della frequenza respiratoria abbassano la stimolazione del sistema limbico, favorendo la riduzione della percezione dolorosa.

La meditazione migliora la sintomatologia dolorosa, dal momento che l’aumento della consapevolezza è correlato all’elaborazione del dolore: un miglioramento nella percezione della scala di valutazione può ridurre i sintomi associati al dolore, aumentarne la tolleranza, contrastare i problemi correlati alla dipendenza dagli analgesici e in generale migliorare la qualità della vita. Anche i disturbi sensoriali (ad esempio prurito, formicolii, sensazioni di caldo o freddo) beneficiano di queste pratiche, nei paragrafi precedenti abbiamo visto come l’esperienza del dolore sia influenzata dagli stati emotivi e dalla direzione dell’attenzione, in particolare gli esercizi di concentrazione e la meditazione contribuiscono a bypassare il problema sensoriale e doloroso esplicando un vero e proprio effetto analgesico. La meditazione può anche agire in maniera neuroprotettiva per prevenire o invertire i cambiamenti legati al dolore nella struttura e nella funzione del cervello. 
Foto
Le tecniche meditative praticate con regolarità ci allenano ad un maggior controllo sul sistema sensoriale, permettendoci di scegliere su cosa focalizzare l’attenzione, con il risultato che tutto ciò che ci è sgradevole ai sensi può essere escluso o comunque attenuato. Le più indicate sono la meditazione Yoga Nidra, Mindfulness, Body scan. Possono essere utili anche la meditazione focalizzata sul respiro e il Pranava Pranayama.

Posizioni yoga contro il dolore

​Nelle immagini a seguire troverete alcune posizioni yoga che ci aiutano ad alleviare e gestire meglio il dolore. Si tratta di asana semplici, con il relativo adattamento yoga chair per essere praticate anche in sedia / sedia a rotelle. Si raccomanda di eseguire le posizioni solo se il dolore non rappresenta un'emergenza medica  e non tende ad aumentare durante l'ingresso nella posa.
Foto

Asana per il dolore acuto e cronico

Qui sotto alcuni asana utili ad attenuare la sofferenza, adatti in caso di dolore sia acuto che cronico. Le posizioni fetali e di concentrazione, associate ad una giusta respirazione ci aiutano a distrarci dai sintomi dolorosi, ad allentare le tensioni e a rilassarci.
Foto

Asana adatti nella gestione del dolore cronico

Sono delle posizioni che ci aiutano nella gestione a lungo termine del dolore cronico. Possiamo notare delle aperture gentili che aiutano a ristabilire la corretta postura del corpo, che a causa della sintomatologia dolorosa si modifica in maniera irregolare: quando proviamo dolore, infatti, tendiamo a restare contratti e ad assumere un atteggiamento di chiusura del corpo.
Foto
 Images by wuestenigel, ​wuestenigel,  wuestenigel, wuestenigel, shixart1985, shixart1985,,shixart1985, homegets.com, uwenna, shixart1985, ,shixart1985 
Leggi anche

Foto

Fatica cronica, come ricaricarsi con lo yoga


Share


Comments are closed.
Details


    Categorie

    Tutti
    Asana
    Ayurveda
    Filosofia
    Meditazione
    Pranayama
    Salute & Benessere
    Slow Living

    ​Rosa Beltrami

    Founder di Wonderflow Yoga, ha una laurea in comunicazione visiva, ama follemente il suo pianeta e, ovviamente, lo Yoga!

Menù

Home
Yoga
​Yoga con Rosa
Wonderflow Life
About
​

Support

Contact
Terms of Use
​Privacy Policy
  • Wonderflow Yoga
    • Yoga
    • Asana
    • Pranayama
    • Meditazione
    • YOGA CON ROSA
  • Yoga e Life Style
  • About
    • Me
    • Contact