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L'enstasi del Samādhi dello Yoga

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Che cos'è il ​Samādhi?

Samādhi significa unire, fondere, letteralmente mettere (dha) insieme (saṃ), rappresenta l'ultimo stadio degli otto passi dello Yoga e indica lo stato di enstasi a cui si può accedere tramite Dhyana, la meditazione.

​Gli ultimi quattro passi rappresentano una serie di livelli contigui in stretta connessione tra loro: si procede da Prathyahara (il ritiro dei sensi) verso Dharana (la concentrazione) e Dhyana (la meditazione) sino a giungere al Samadhi (lo stato di unione). 
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Questo procedere interconnesso verso lo stato di unione è come un fiume che salta in cascata per confluire in uno specchio d'acqua pura, dove ogni singola goccia si congiunge in un lago di pace e consapevolezza. 
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Il significato di enstasi 

Enstasi è un termine relativamente recente, coniato per la prima volta dal grande orientalista e storico delle religioni Mircea Eliade, proprio per indicare lo stato che si sperimenta durante il Samadhi. Nel terzo libro degli Yoga Sūtra di Patañjali esso viene definito come la condizione di unione totale, "quando nient'altro che l'oggetto rifulge in quell'assorbimento meditativo e quando la mente è per così dire vuota della sua forma propria". A prima lettura potrebbe sembrare qualcosa di complesso e mistico, ma nelle prossime righe cercheremo di capire meglio questo concetto e di renderlo più familiare.

​In sintesi l'enstasi è lo stato di unione con l'oggetto della meditazione, quando, cioè, dopo esserci focalizzati stabilmente su qualcosa, distaccandoci da tutti i pensieri e dagli stimoli esterni, anche la nostra identità personale svanisce per lasciare spazio a questa fusione tra oggetto e soggetto meditante.

​A differenza della più nota e-stasi, che indica 
l'essere fuori di sè, ovvero le esperienze di evasione dalla realtà e di rapimento mistico, l'en-stasi descrive lo stare in se stessi, definisce, perciò, il raccoglimento spirituale, il viaggio verso l'interno e rappresenta una profonda esperienza interiore, che non rifugge la realtà ma la contempla. Sperimentandola facciamo un tuffo dentro la natura più intima delle cose, ci immergiamo nella loro essenza sino a fonderci con essa.
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A tal proposito il maestro Iyengar afferma che questo stato "[...] è l'attimo in cui l'oggetto si dissolve nel soggetto e il soggetto dimentica se stesso", nel Samadhi, infatti, pur abbandonando tutte le sovrastrutture e persino la nostra identità, in qualche modo rimaniamo sempre consci e consapevoli. Ed è nel Samadhi che possiamo essere totalmente liberi, spogliandoci sino all'essenza, laddove la ricettività diventa massima e c'è più spazio per la consapevolezza e la conoscenza profonda delle cose, in un certo senso si ritorna al seme e poi oltre, quando tutto è potenza, unione, possibilità di divenire.
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Come raggiungere il Samādhi

Spesso abbiamo grandi aspettative su quest'ultimo gradino dello Yoga, siamo presi dalla foga di conquistarlo e per questo proviamo a forzare il processo, a stabilire delle regole, in modo da rendere l'esperienza sempre ripetibile, ma seguire questa strada risulta per lo più controproducente allo scopo, venendo meno la sua essenziale naturalezza.

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Ciò non vuol dire che non possiamo fare nulla per raggiungere il tanto agognato stato di unione, si tratta, infatti, di un meccanismo spontaneo, che accade, però, solo nel momento in cui si instaurano i  presupposti perché avvenga.

​Esiste, dunque, una strada maestra per avviarci al traguardo, e questa via consiste proprio nel creare le giuste premesse. Un ottimo metodo per soddisfare tali premesse si realizza percorrendo tutti gli otto passi dello Yoga, imparando ad abbandonarci nella quiete, a sostare nella concentrazione e a meditare con costanza, prima o poi sperimenteremo questo stato in maniera del tutto naturale. ​

Se vuoi scoprire di più
anche sugli altri passi torna a


​
Otto passi dello Yoga

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    ​Rosa Beltrami

    Founder di Wonderflow Yoga, ha una laurea in comunicazione visiva, ama follemente il suo pianeta e, ovviamente, lo Yoga!

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