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Tapas, l'ardore nella pratica dello Yoga

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L'ardore sul tappetino

Il termine sanscrito tapas esprime un concetto cardine della tradizione indiana, fa parte dei Niyama della filosofia Yoga, dove rappresenta l’ardore del praticante, il fuoco interiore che purifica il corpo e la mente. Anticamente questo principio era associato a pratiche ascetiche spesso impegnative e rigorose, oggi possiamo introdurlo nella nostra routine yogica, smussandone l’eccessiva asperità e adattandolo al mondo contemporaneo. Le pratiche incentrate su tale principio hanno un alto potere trasformativo, che aiuta a progredire sia sul tappetino che fuori.

Nella vita moderna, piena di stimoli, carattterizzata dalla voracità dei beni di consumo e dalla ricerca di gratificazioni facili ed immediate, tapas è lo sforzo focalizzato che permette di superare l’inerzia, è la disciplina che insegna il sacrificio fisico e mentale, quello consapevole e finalizzato, necessario a perseguire scopi più alti e a favorire la realizzazione interiore. Attraverso asana, pranayama e meditazione questo principio aiuta a superare con tenacia le sfide di tutti i giorni.
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Tapas attraverso asana, mudra e bandha

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Coltivare tapas  sul tappetino è sinonimo di impegno e ardore, vuol dire sviluppare resistenza e determinazione, pertanto è fondamentale avere costanza, imparare a mettere da parte le distrazioni, magari seguendo un calendario Yoga regolare e ben pianificato. Prima di iniziare la pratica su tapas esprimi un sankalpa, sarà la scintilla che porterà intenzionalità e presenza in ogni movimento, ad ogni respiro, e renderà la pratica un esercizio di autodisciplina e consapevolezza. Poi procedi con una respirazione adatta a tapas, sarà come soffiare sulla brace, i livelli di energia saliranno e ti sentirai pronto per affrontare il resto della pratica con più carica.

In generale sarebbe bene privilegiare un riscaldamento molto dinamico e vigoroso che, come un fuoco vivace, alimenterà il fuoco della pratica. Il cuore della sessione sarà costituito da sequenze lente ma impegnative, dove il mantenimento prolungato e consapevole delle posizioni manterrà viva e stabile la fiamma. L’esercizio non deve essere ostinato e ottuso, bensì intenso e calibrato, protratto ma non sfiancante. Le sequenze più appropriate sono quelle che stimolano il potenziamento e la capacità di affrontare la fatica, ma che evitano di nutrire un ego ipertrofico che vuole arrivare in fretta e a tutti i costi al risultato. 
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In genere sono da privilegiare tutte le posizioni che allenano la volontà, la forza e la resistenza, come Virabhadrasana e relative varianti, Chaturanga Dandasana e Ardha Sirsasana, che  sviluppano tolleranza allo sforzo, favorendo la stabilità, la crescita e l'autoaffermazione. Un'altra possibilità è lavorare su posture avanzate, come Sirsasana, Urdhva Dhanurasana, Hanumanasana o Pincha Mayurasana, ciò non significa necessariamente raggiungerle, bensì porsi dei piccoli traguardi in base al proprio livello o allo stato fisico e mentale che abbiamo in quel momento. Ricordati che per ottenere risultati occorre calibrare l'obbiettivo e dosare le energie: la pratica di tapas è fatta di tempo, piccoli progressi e perseveranza, ma anche anche di battute d’arresto e di insuccessi, ed è in questi momenti che la fiamma interiore ci nutre, è qui che dobbiamo trovare la forza per continuare e in alcuni casi una meta alternativa.
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La collocazione simbolica di tapas è tradizionalmente associata a Manipura Chakra e ad Agni, il fuoco che purifica e trasforma, siti nella zona tra lo stomaco e l’ombelico. Pertanto sono utili tutti gli gli esercizi che fanno lavorare il core, in particolare quelli che vanno a stimolare la zona addominale, come Navasana e le sue declinazioni attive, e ancora Phalakasana, Vasisthasana, Dandasana, Kakasana, Bakasana, e le varianti di queste posizioni, che aiutano ad accendere fuoco interiore e ad attivare i processi di trasformazione, generando forza e calore, mentre pose di torsione, come Parivrtta Parsvakonasana e Parivrtta Trikonasana, strizzano delicatamente gli organi interni aiutando liberare dalle scorie il corpo e la mente.
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Hanno un ruolo di spicco Uddiyana Bandha, la chiusura a livello del diaframma, e Maha Mudra, che attiva tutti e tre i Bandha contemporaneamente, entrambi agiscono migliorando il controllo muscolare e la circolazione del prana, l’energia vitale. Pratiche eccellenti per tapas sono Agnisara Kriya, che implica l'attivazione dei tre Bandha e il risucchio ritmico dei muscoli addominali, e Nauli, il movimento rotatorio dei muscoli addominali, associato alle tre chiusure. Tutte queste pratiche producono in diversa misura una sensazione di energia e calore, alimentando il fuoco interiore. A livello più sottile, puoi eseguire l'Agni Mudra per potenziare la pratica. Questo gesto brucia simbolicamente impurità e negatività e viene usato per ottenere chiarezza mentale, fiducia e risolutezza.

È il momento di abbassare l'ardore con una sequenza a terra lenta e profonda, inserendo posizioni che aiutano depurare e a instaurare uno stato introspettivo, come Janu Sirsasana e Paripurna Matsyendrasana, e controposizioni che distendano delicatamente l’area addominale, ad esempio Purvottanasana e Bhujangasana. Ravviva un'ultima volta la scintilla al centro del tuo corpo stringendoti più che puoi in Pavanamuktasana e termina in Savasana, in cui il fuoco si assopisce per lasciare spazio alla trasformzione, alla purezza e all’assorbimento delle qualità tapasiche, che trovano terreno fertile nel rilassamento profondo. Il corpo diviene uno strumento per la sublimazione dell’energia vitale, per il miglioramento di sé e l’esplorazione dei propri limiti, dando linfa alla la realizzazione personale e spirituale.
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Pranayama tapasici

La respirazione nello Yoga è un’importante strumento per la regolazione del prana e per il controllo del corpo e della mente. Sebbene la maggior parte dei pranayama siano stati concepiti con lo scopo di calmare o equilibrare l’organismo, ne esistono alcuni che, al contrario, servono ad aumentare la reattività e stimolare il potenziale energetico, proprio questi ultimi sono quelli più adatti per incrementare tapas, aiutando a sviluppare il fuoco interno.

Tra le respirazioni più rappresentative di tapas vi è senza dubbio Kapalabhati, chiamato in alcune tradizioni Yoga anche Respiro di Fuoco, è un pranayama di purificazione che prevede una serie espirazioni forzate e veloci attraverso il naso, alternate ad inspirazioni passive, non forzate, eseguite come semplice atto di di rilascio. Il movimento rapido e costante del diaframma attiva i muscoli addominali, producendo calore interno. È, dunque, una pratica energizzante che rinforza il diaframma, stimola il sistema linfatico e la digestione, mentre aiuta ad espellere le scorie.

Se si vuole una respirazione ancora più potente si può ricorrere a Bhastrika, più vigorosa e simmetrica della precedente, in cui sia le inspirazioni che le espirazioni sono forzate e si susseguono rapidamente. Questa tecnica richiede molta concentrazione e coordinazione, con il suo ritmo intenso rinforza i muscoli addominali e aiuta a sviluppare autocontrollo e disciplina. Proprio come un mantice alimenta il nostro fuoco interno, generando calore, in questo modo stimola l’attività digestiva, la circolazione del prana e dona un’incredibile dose di energia, pertanto è ideale prima di una pratica esigente o per attivare al massimo la mente.
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Meditazioni per tapas

La meditazione permette di elaborare in profondità il concetto di tapas, infatti, anche se prima vista può sembrare incongruente, restare fermi in silenzio, immuni da distrazioni e richiami, è un vero e proprio atto di autodisciplina. La meditazione su tapas non è rilassamento, ma un esercizio di presenza che dona forza, stabilità e aiuta a contenere l’ardore in eccesso. Meditare accende il fuoco della consapevolezza, donando luce e calore anche quando regna il buio. ​Nella tradizione yogica, in particolare quella di derivazione tantrica, si utilizza simbolicamente il fuoco per rituali e pratiche meditative. ​

Un perfetto esercizio di meditazione perfetto per tapas è Trāṭaka, che prevede di fermare lo sguardo su un punto, costituito nella sua variante più famosa dalla luce di una candela. Questa tecnica è indicata per allenare la concentrazione, la forza di volontà e la resistenza, l’atto stesso di fissare qualcosa senza sbattere le palpebre richiede una buona dose di fermezza e disciplina. Quando viene eseguita ponendo l'attenzione su una fiamma, ne aumentiamo il potenziale legato a tapas, migliorando la capacità di assorbire le qualità di questo principio.

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Eccellente è Agni Dhyāna, una meditazione che consiste nel visualizzare tra l’ombelico e lo sterno una fiammella, simbolo del fuoco della coscienza che trasforma l’ignoranza in consapevolezza, una forma viva di energia sottile che purifica la mente e accresce la forza interiore. Allo stesso modo è utile meditare su Manipura Chakra: in questa meditazione si immagina una sfera di luce calda e dorata situata nella zona del plesso solare mentre si ripete il Bīja Mantra “RAM”. Tale esercizio è perfetto per ritrovare coraggio, fiducia in se stessi e sperimentare un piacevole senso di espansione.

Recitare un mantra può essere un buon canale per coltivare tapas. La ripetizione consapevole e ritmica dei mantra è, infatti, una forma di disciplina che richiede concentrazione, perseveranza e che genera un ardore contenuto, fatto di pazienza e raccoglimento. La parola contiene una vibrazione sottile che purifica la mente e tiene viva la scintilla del fuoco ascetico. Anche cantare un Kirtan è una forma di meditazione che esprime tutto l’ardore devozionale del praticante. A differenza delle pratiche acetiche, in genere silenziose e solitarie, questa è un’azione collettiva e gioiosa, ma non per questo meno potente. I Kirtan possono durare per ore o giorni, generando uno stato di estasi, dove l’amore verso il divino, espresso dall’intensità del canto, è fuoco che purifica e trasforma.
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    ​Rosa Beltrami

    Founder di Wonderflow Yoga, ha una laurea in comunicazione visiva, ama follemente il suo pianeta e, ovviamente, lo Yoga!

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